Dal 24 ottobre 2015 al 31 gennaio 2016 le Scuderie del Quirinale e l’Accademia di Francia – Villa Medici ospitano un’importante retrospettiva antologica su Balthus, uno dei maggiori (e meno noti) artisti del Novecento, curata da Cécile Debray con la collaborazione di Matteo Lafranconi. Più di duecento le opere esposte, tra quadri, disegni e fotografie, nello sforzo di testimoniare nel modo più efficace possibile l’attività di Balthus, pittore che sfugge di fatto ad ogni caratterizzazione, visto che si discosta dalle ricerche dell’avanguardia artistica del Novecento, preferendo una rappresentazione tradizionale che allo stesso tempo si allontanava dall’accademismo spicciolo.

Imperniata sui maggiori nuclei tematici che caratterizzano l’opera del pittore, la mostra riesce a evidenziare con chiarezza quanto sia fondamentale l’incontro con l’arte dei primitivi italiani nella sua produzione. Dopo i primissimi paesaggi, infatti la prima opera matura, La Rue (1933, eccezionalmente prestata dal MOMA di New York) presenta un impianto fortemente prospettico, sebbene volutamente bidimensionale, mutuato direttamente da Piero della Francesca, mentre alcuni dei personaggi sono dirette citazioni da Masaccio e Luca della Robbia. Questa fortissima influenza rimane anche nella produzione successiva, ritornando evidente nella sua piena maturità in opere del calibro di Le passage du commerce-Saint-Andre (1952)e, in seguito, nella matericità crescente delle ultime opere, che tentavano di riprodurre su tela l’effetto opaco dell’affresco quattrocentesco e la sua tattilità.

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Vengono inoltre analizzati il forte ruolo della letteratura e del teatro sulla produzione di Balthus, in particolare il suo rapporto con Cime tempestose e Lewis Carroll, nonché con Antonin Artaud. Sulla scorta del primo realizza una serie di disegni e bozzetti di grande immediatezza, culminanti con La toilette di Cathy (1933), meravigliosa tela di grandi dimensioni in cui quello che colpisce è l’apparente separazione tra i due protagonisti, che sembrano appartenere a due rappresentazioni differenti pur essendo consapevoli l’uno della presenza dell’altra. Da Lewis Carroll, invece, attinge lo spunto per un originale grottesco.

Tacciato più volte di pedofilia (al punto che una retrospettiva prevista a Berlino nel 2014 è stata bloccata sul nascere per timore delle possibili polemiche), Balthus ha più volte specificato che la sua attenzione per le giovanissime modelle era legato alla volontà di riuscire a rappresentare il momento di passaggio tra la spontaneità infantile e le prime inquietudini della sessualità adulta. Come scriveva lo stesso Balthus in una lettera alla sua prima moglie Antoinette, infatti, in questo influenzato da Antonin Artaud e dal suo manifesto Il teatro della crudeltà (1932), l’unico modo per colpire forte l’attenzione del pubblico e farsi capire è colpirlo forte con cose molto violente e solo l’erotismo era in ancora in grado di giungere a questo scopo.

Autore Federica Allegrini