“Che tragedia! Diventerò vecchio, brutto, ripugnante. E questa immagine rimarrà sempre giovane. Giovane quale io sono in questa giornata di giugno. Oh, se si potesse realizzare il contrario! Se io dovessi rimanere sempre giovane, e il ritratto diventasse vecchio! Per questo, per questo, darei qualunque cosa! Darei la cosa più preziosa del mondo! Darei anche la mia anima per questo!”.
Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde

Il miraggio dell’eterna giovinezza ha sempre ossessionato Oscar Wilde, schiavo della bellezza e servitore dell’arte nella sua essenza più pura, ma nonostante i disperati tentativi di vendere l’anima al diavolo per preservarsi nella sua forma più bella, il tempo ha inevitabilmente fatto il suo corso. Gli anni gli hanno scavato la carne come una malattia, l’amore per Bosie lo ha privato della libertà, e ora si trova al tramonto della sua vita a fare i conti con quello che è stato e ciò che sarà dopo la morte.

Il suo corpo pesante cade a pezzi, si sta già decomponendo mentre Rupert Everett cerca di catturare gli ultimi fotogrammi della sua esistenza. È qui che inizia The Happy Prince, dalla fine di un’epoca di piaceri, dalle ultime pennellate di una straordinaria opera d’arte. Oscar Wilde è appena tornato libero dopo aver scontato due anni di prigione per sodomia, denunciato dal padre del suo amatissimo Bosie, e non aspetta altro che ritrovare se stesso, i vecchi amici e gli amori di sempre. Ma qualcosa è inevitabilmente cambiato. La sua ricerca della bellezza non è ancora finita, Wilde infatti parte insieme a Bosie alla volta dell’Italia e si abbandona languidamente alle sue meraviglie, poi torna in Francia e qui inizia la sua lenta decadenza fino alla morte.


In onore di Oscar Wilde non è stata eretta una statua d’oro e due zaffiri lucenti non gli sono stati dati per occhi come è accaduto al suo principe felice, ma Rupert Everett ha scelto di raccontare gli ultimi anni della sua, i meno sfavillanti e di sicuro i più indigesti, proprio per celebrare la sua umanità più che la sua arte, e il suo coraggio nell’affrontare la prigione e la pubblica umiliazione in nome del suo amore. Qui Everett trova la grandezza di questo personaggio e la fonte di ispirazione per le generazioni future, per coloro che sono morti per aver amato qualcuno dello stesso sesso e per quelli ancora stanno combattendo per il proprio diritto alla libertà dei sentimenti. Comprimere la vita di Oscar Wilde in un solo film sarebbe stato impossibile, ma Everett ha scelto di imbarcarsi in questa folle impresa alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, consapevole che The Happy Prince non avrebbe potuto raggiungere vette qualitative degne di nota. Eppure la forza del messaggio che veicola questo film per un attimo fa chiudere gli occhi sulle mancanze nella tecnica per riaprirli sul valore assoluto che può assumere un’opera d’arte, che sia un film, un romanzo o una vita.

Autore Valeria Brucoli