Margaret Keane, la creatrice dei bambini dagli occhi grandi, che negli anni Sessanta tappezzavano tutte le case d’America, ora vive in California e all’età di ottantasette anni continua a dipingere ogni giorno. Sono lontani tempi della guerra legale contro il marito Walter, che per anni si era accaparrato tutti i diritti sulla paternità delle sue opere. Margaret era l’artista, l’unica nella famiglia Keane in grado di distinguere tra un acquerello e un olio e l’unica in grado di trasmettere la sua angoscia attraverso gli occhioni tristi delle sue creature, ma difficilmente usciva dalla sua stanza per mostrarsi in pubblico, lasciando al carismatico marito il compito di pubblicizzare le sue opere. Walter era il volto ufficiale della loro arte, l’uomo immagine di una piccola impresa familiare, che negli anni Sessanta precorreva i tempi dell’arte a basso costo.

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I quadri firmati Keane erano amatissimi dal pubblico, ma duramente attaccati dalla critica, che li considerava kitsch e dozzinali e per questo non gli lasciava spazio nelle gallerie d’arte, così il brillante Mr Keane aveva deciso di promuovere autonomamente la sua arte e di diffonderla in modo capillare in tutta san Francisco ad un prezzo abbordabile, dai bagni dei Jazz Club alle riproduzioni su carta, in vendita per pochi spiccioli anche nei supermercati. L’aura dei quadri dipinti da Margaret svaniva nelle loro infinite riproduzioni e con essa il loro valore emotivo, fatto a pezzi dal ghigno di Walter Keane che si dichiarava spudoratamente l’autore di tutti i bambini dagli occhi grandi e inventava storie improbabili sulla loro genesi per attirare l’attenzione del pubblico. Tutti volevano un Keane in casa, che fosse una tela originale o una cartolina, e la loro fortuna economica cresceva esponenzialmente con le vendite di massa. Ma il peso dell’enorme bugia che stavano raccontando da oltre vent’anni si faceva sempre più pesante sulle spalle di Margaret, fino a che un giorno, tormentata dalle visioni e dalla frustrazione, è fuggita alle Hawaii e ha trovato il coraggio di raccontare al mondo tutta la verità sui Keane.

 

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Le villette a schiera della periferia di San Francisco, illuminate da un sole pieno e con i giardini curati come opere d’arte, sono l’immagine perfetta dell’ipocrisia, la copertina immacolata di una schiera di famiglie corrotte dall’infelicità. In questo paradiso urbano Walter e Margaret Keane incarnano alla perfezione il volto di un’epoca in cui l’uomo tiene le redini della famiglia, prende tutte le decisioni importanti, ed è considerato un pittore più affidabile di una donna, capace soltanto di sfornare torte e di sfoggiare acconciature permanentemente impeccabili. L’orrore è dietro la porta di casa, non fuori, e Tim Burton rappresenta il contrasto tra realtà e apparenza tratteggiando questo mondo paradossale con le pennellate brillanti delle cartoline d’epoca, senza cedere neanche una volta alla tentazione di usare delle tonalità cupe che lo contraddistinguono.

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Il paradiso della classe borghese è il nuovo orrore, e Burton sceglie coraggiosamente di rappresentarlo con un tratto pop che a prima vista sembra estraneo al suo stile, ma che ad un’occhiata più attenta lascia intravedere la compostezza delle villette a schiera di Edward mani di forbice e i colori caldi di Big Fish, anche se ad eccezione di poche, brevi sequenze in questo universo non ci sono elementi fantastici. Burton si attiene strettamente al realismo dei fatti, sebbene i bambini dagli occhi grandi abbiano in sé un enorme potenziale perturbante, e sorprendentemente sembra più attratto dal dramma intimo di Margaret Keane che dalle creature inquietanti che prendono vita dal suo pennello. Le creature più bizzarre che si dibattono sulla scena stavolta sono gli uomini stessi, fantocci vuoti dai tratti caricaturali, che si comportano in modo grottesco come Walter Keane (Christoph Waltz) che domina incontrastato, relegando la più sommessa Magaret (Amy Adams) tra le mura di casa con il tacito sostegno di una società maschilista, che attribuisce un valore artistico maggiore a una cartolina a basso costo che alla pennellata di una donna.

Autore Valeria Brucoli