La bisbetica domata è sogno, finzione, uno spettacolo rappresentato da una compagnia di attori girovaghi per Sly, un povero ubriacone che un ricco signore porta nel suo palazzo e traveste da nobile per il suo diletto, per fargli credere di aver solo sognato di essere un barbone. Per allietare il suo soggiorno, il signore fa mettere in scena una commedia brillante, fatta apposta per insegnare ai gentiluomini a tenere a bada le proprie mogli, sopprimendo i bollenti spiriti delle donzelle con ogni mezzo, lecito o illecito, per ottenere obbedienza assoluta e devozione smisurata. Maestro della nobile arte di domare una bisbetica è Petruccio, il coraggioso pretendente di Caterina, una ragazza nota in tutta Padova per il suo carattere focoso e per i frequenti scatti di rabbia contro l’insipida sorella Bianca, che al contrario i lei è dolce e remissiva come si conviene a una ragazza in cerca di marito.

Una miriade di pretendenti si contendono la mano di Bianca e fanno a gara per accaparrarsi le sue attenzioni, travestendosi da maestri di musica o da insegnanti di lettere improvvisati pur di poterla ammirare da vicino, mentre Caterina respinge chiunque le si avvicini come una gatta selvatica e non fa nulla per farsi amare. Solo Petruccio si avventura alla conquista della ragazza più bisbetica di Padova, sfidandola ad armi pari sul campo di battaglia della dialettica con l’intento di sfinirla e di costringerla alla fine ad arrendersi al suo corteggiamento. Caterina graffia, ruggisce e resiste alle catene con cui Petruccio vuole stringerla a sé, ma lui non rinuncia. Sfodera l’arma delle privazioni, della violenza fisica e dell’umiliazione pubblica, ma la battaglia tra i due titani del sarcasmo resta aperta fino all’ultimo atto.

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Questa secondo Shakespeare è la ricetta perfetta per ammansire una bisbetica, e di sicura riuscita per gli uomini del suo tempo, ma nel teatro contemporaneo, in piena guerra dei sessi, sarebbe stato impossibile presentare un’opera del genere con la stessa leggerezza senza incappare nelle definizioni semplicistiche di “maschilista” o “femminista”. Per questa ragione Cristina Pezzoli ha scelto di riscrivere l’opera su misura dell’uomo moderno, alleviando le pene di Caterina in un allestimento pop più incentrato sull’aspetto comico dell’opera, in cui lo scoppiettante scambio di battute tra i due protagonisti è sempre al centro della scena. La nuova Caterina si abbandona all’amore, lo asseconda, ma non si sottomette mai completamente al suo uomo, mantenendo integra la sua dignità di donna e qui trova il compromesso tra antico e moderno.

La bisbetica della Pezzoli è allo stesso tempo attrice e regista di un’opera che scrive con le sue mani, che taglia, musica, assembla e cuce addosso alla sua compagnia, secondo il gusto del suo tempo. Ad incarnare questa strepitosa eroina è Nancy Brilli, attrice di punta della compagnia, che in questo singolare esperimento meta-teatrale prende le redini della rappresentazione e si improvvisa regista per risollevare le sorti del suo personaggio. Quello che si vede qui è un curioso esempio di play whitin the play, di teatro nel teatro, in cui la storia della bisbetica è dichiaratamente messa in scena per il divertimento del pubblico, che assiste alle prove generali di una compagnia scalmanata, rimasta senza soldi, senza attori, e persino senza regista alla vigilia del debutto. Come nell’opera originale, la commedia della Pezzoli è finzione dichiarata, un divertissement orchestrato dagli attori, che non ha la pretesa di riflettere sulla condizione della donna, ma solo di godere delle scaramucce tra due innamorati, alleviando il peso delle parole di Shakespeare in un pastiche di musica rap, versi in rima e interludi comici.

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Quirino di Roma dal 3 al 20 dicembre 2015.

Autore Valeria Brucoli