Sisifo, l’uomo che aveva sfiorato la morte ed era tornato nel mondo dei vivi con la promessa di tornare nell’Ade dopo tre giorni, per non aver rispettato i patti era stato condannato da Zeus a spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte, e così per l’eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci. La vita di Sisifo si attorciglia su se stessa in un cerchio senza fine che gli fa calcare gli stessi passi senza mai andare avanti, e così fa quella di Samantha Kingston, una liceale condannata a vivere lo stesso giorno in eterno dopo aver toccato la morte.

La sia storia inizia e finisce nel Cupid Day, un San Valentino alternativo in cui traduzione vuole che si faccia recapitare alla proprio innamorato una rosa durante la lezione. E quale occasione migliore per le ragazze più corteggiate della scuola di affermarsi come reginette di bellezza e prendersi gioco delle compagne meno fortunate? Da qui inizia per Samantha la giornata più lunga della sua vita in cui, insieme alle sue inseparabili amiche, passa da insensibile ad empatica, da cheerleader arrogante a nerd disadattata, cercando disperatamente di esplorare tutti i lati della sua personalità e di capire chi vuole essere davvero.

Al di là della critica feroce al bullismo, contro cui il film su schiera senza appello, la questione fondamentale rimane la ricerca dell’identità durante l’adolescenza, e il delicato equilibrio tra chi si è dentro le mura di casa e chi si appare tra i banchi di scuola. Ed è su questo che si focalizza Ry Russo-Young, che supera l’atavica lotta tra adolescenti brutali e vittime passive, per affrontare una narrazione più complessa in cui non ci sono buoni e cattivi, ma ragazzi che stanno cercando di capire chi vogliono essere da grandi e che solo all’apparenza sono superficiali, ma in realtà affrontano ogni giorno importanti questioni esistenziali.

Il film, tratto dal romanzo di Lauren Oliver, E finalmente ti dirò addio, parla proprio di questo, di un viaggio emotivo che dura una giornata e un’eternità allo stesso tempo, perché il tempo per conoscere se stessi non è mai abbastanza. Nella circolarità dell’azione Ry Russo-Young trova la sua chiave narrativa, e riesce a sfruttarla al meglio senza lasciare che la ripetizione ossessiva delle stesse scene appesantisca la storia. Al contrario, è proprio il costante cambiamento dello stato emotivo della protagonista a guidare il punto di vista dell’azione, mostrando gli stessi ambienti da prospettive sempre diverse. Ed è proprio questo il tratto distintivo di Prima di domani, che sa riflettere sulla vita e sulla morte senza mai perdere di vista il contesto adolescenziale in cui è ambientata la storia e il linguaggio che lo caratterizza.

Autore Valeria Brucoli