Il vincintore del Fringe Festival di Roma 2015 è lo spettacolo FÄK FEK FIK – le tre giovani, opera nata da un’idea di Dante Antonelli, che ha resuscitato la drammaturgia provocatoria e radicale del drammaturgo austriaco Werner Schwab. Sul palco Marta Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli.

Recensione di Manuel Porretta

Dal disfacimento di corpi e dalla desolazione dell’esistenza nasce lo spettacolo FÄK FEK FIK – le tre giovani, lama affilata brandita con bravura e agilità da Marta Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli. L’opera segue le tracce lasciate incomplete dal drammaturgo austriaco Werner Schwab, morto di overdose a soli 35 anni, e le continua, tracciando un sentiero stretto e tortuoso attraverso una landa devastata di valori spezzati, una selva di immagini crude, un dedalo di vie senza uscita.

La vacuità dell’esistenza ha ingollato gli elementi scenici, vomitando sul palco solo le tre giovani e le loro vite, costringendo lo spettatore a metterci del suo, a immaginare la realtà in cui i tre copri si muovono, a cui le loro parole urlate fanno riferimento. Quello che sopravvive è una speranza permeata da immagini vuote, illusioni violente, corpi nudi che si lasciano attraversare da una realtà distorta, si sottomettono al volere del mondo. Sono scorticate dalle loro ambizioni, abrase dalla ruvida realtà che cercano di farsi amica, ma si rivela nemesi beffarda. C’è dolore nelle risate sguaiate, c’è amara verità nella lista della spesa ridotta all’osso, c’è rabbia nella sopravvivenza quotidiana e nella voglia di raccontarsi. È una generazione di figlie a carico, di ragazze sprovvedute, di giovani che sbarcano il lunario e inciampano in sogni enormi. E sanguinano, vomitano, urlano, affogano nella guazza di preservativi e cocktail alla fine di una serata in discoteca.

Tre Erinni, tre innocenti, tre giovani donne che cuciono insieme le loro storie in una coperta patchwork sporca di vita, troppo pesante da mettere addosso senza essere schiacciate. Sui loro corpi nudi si leggono gli schiaffi di una società che le vuole belle, magre, usa e getta, le ecchimosi di ogni caduta, le fratture di ogni speranza infranta. Al termine dello spettacolo, nei loro occhi l’alienazione prende il posto della speranza, ormai opacizzata e ridotta a una cataratta bianca. FÄK FEK FIK – le tre giovani è un brutale rito di passaggio all’età adulta, in cui l’anima sprofonda al pari del corpo in una melma in cui è impossibile gettare le fondamenta di un futuro.

Autore Manuel Porretta