Quando in un film horror un gruppo di ragazzi si mette in viaggio verso lande sconosciute il finale è già scritto. Se poi il gruppo è composto da un atleta con più muscoli che cervello, una vergine timorata di Dio, il suo fedelissimo fidanzato e una bionda provocante, ecco servito lo schema perfetto dell’orrore. Non solo è chiaro come finirà la loro fantastica avventura ma anche in che ordine le loro vite verranno falciate dal killer di turno sul metro della loro moralità. Dopo tutto Quella casa nel bosco di Drew Goddard ha esemplificato a chiare lettere quelli che sono i meccanismi tipici del teen slasher, eppure lo schema continua a ripetersi inesorabilmente, portando personaggi che sembrano creati con lo stampino a ripercorrere gli stessi passi di chi li ha preceduti verso un destino segnato, senza far tesoro dell’esperienza e del buon senso. Lo stesso discorso vale per i registi a capo delle loro vite che, dopo averli fatti girare in tondo, li fanno cadere sempre nelle medesime trappole. E Stuart Stone non si distingue dagli altri, cadendo maldestramente nella trappola della ricetta perfetta dello slasher, che se non può non fallire, non riesce neanche ad aggiungere nulla di nuovo alla cinematografia precedente.

Non è una sorpresa quindi che, dopo essersi furbescamente appartati lontano dalla loro auto, i quattro ragazzi si perdano in un campo di granturco e uno dopo l’altro vengano fatti prigionieri e torturati a morte da uno psicopatico sanguinario che vuole trasformarli in spaventapasseri in carne e ossa. Il rituale di trasformazione è meticoloso e cruento. Le vittime vengono picchiate brutalmente, viene cucita loro la bocca e poi vengono esposti alla voracità dei corvi che li scarnificano fino a che non muoiono tra atroci sofferenze.

Sangue e violenza sono ben bilanciati nella pellicola di Stuart Stone, ma la rappresentazione morbosa della tortura non è sufficiente a colmare una trama prevedibile al limite del didascalico e una costruzione dei personaggi basata unicamente sugli archetipi dell’horror. Scarecrows si aggiunge così alla schiera infinita di teen slasher che già intasano il genere, senza guizzi d’ingegno o trovate particolarmente originali, ricalcando pedissequamente le orme di chi l’ha preceduto.

Autore Valeria Brucoli