C’era una volta un film sulle corse clandestine e i furti fatti con le auto. Non era molto originale e la trama sembrava ricalcare quella di Point Break, con il poliziotto infiltrato che faceva amicizia con il pericoloso criminale. Ma questo succedeva tanto tempo fa, quando le macchine si limitavano semplicemente ad andare molto veloci. Sette film dopo, con il co-protagonista ormai morto e con l’ingresso dei migliori attori Action dell’ultima generazione, la saga di F&F si regge su altro.

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Già con il terzo capitolo, che a dire il vero non è terzo capitolo e va collocato dopo il sesto, la serie aveva dimostrato che non erano le vetture a farla da padrone, o almeno non solo quelle, ma sopratutto i muscoli di Vin Diesel e il suo personaggio Dom Toretto. Perché parliamoci chiaro, senza di lui tutto questo baraccone non avrebbe più senso. Lui è oltre, lui è Dio, ed è l’unico nemico in grado di fermare l’intera squadra di F&F, o meglio la sua famiglia, visto che questo tema è pompato quasi quanto i muscoli dei suo protagonisti. Protagonisti eccessivi, geniali, bravi in tutto che vanno oltre i normali essere umani. Ed è proprio questa la chiave di lettura della serie. Perché ormai F&F è una serie di super eroi. E l’ottavo capitolo è eccessivo persino per quel modello narrativo.

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Una coppia di uomini che da sola sbaraglia un’intera prigione picchiando sia guardie che detenuti; missili deviati con una mano; persone che sopravvivono ad un bagno tra i ghiacci senza il bisogno immediato di cambiare abiti; assalti ad aerei con zaini jet; armature anti proiettili con motosega. Questo è Fast & Furious 8 di F. Gary Gray, e se pensate che sia sin troppo eccessivo, sappiate che questa è solo la punta dell’iceberg. Dimenticate il primo capitolo e vi piacerà, anche se usciti dalla sala non potrete che chiedervi che cosa s’inventeranno nei prossimi per alzare ancora il tiro.

Autore Marco Scali