Kean, ou Désordre et Génie. Genio e sregolatezza. Così Alexandre Dumas definisce Edmund Kean, l’attore inglese che nei primi anni dell’Ottocento ha scardinato la forma classica della recitazione, interpretando i grandi eroi shakespeariani come nessuno aveva fatto prima di allora, privandoli della gestualità ampollosa e della voce affettata che caratterizzava interpretazioni classiche. Kean ha inventato la recitazione emozionale moderna e ha riscritto Shakespeare sul palcoscenico, ma il suo lavoro non è stato sempre compreso dai suoi contemporanei e la sua carriera ha visto momenti bui, porte chiuse e sgambetti da parte dei suoi rivali, alternati a momenti di grande splendore in cui l’attore si abbandonava agli eccessi. Ma in ogni momento Shakespeare era con lui e i suoi personaggi erano diventati i protagonisti della sua tragedia personale, la sua voce e il suo spirito.

Sono passati quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare, ma grazie agli attori come Kean i suoi versi continuano a risuonare nei teatri, suscitando le stesse emozioni di quando sono stati scritti. Oggi a metterli in scena è Gigi Proietti, che sale per la prima volta sul palcoscenico del Globe Theatre di Roma per riportare in vita questo grande attore inglese e la sua tragica storia. Le parole sono quelle di Raymund FitzSimons, che nel 1989 aveva scritto per Ben Kingsley un monologo in cui raccontava l’ascesa e la caduta di Edmund Kean, in cui a dare voce alle sue emozioni più profonde era proprio William Shakespeare, il drammaturgo che aveva amato di più.

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Il copione di FitzSimons è un testo aperto, che lascia entrare e uscire di continuo tutti i grandi personaggi shakespeariani che hanno scandito la carriera di Kean sin dai tempi in cui veniva bistrattato come l’ebreo Shylock e relegato al ruolo di Arlecchino nella provincia londinese, fino a quando era all’apice del suo successo al Drury Lane e si abbandonava senza freno ai piaceri della carne, prendendo in prestito i versi di Amleto e Otello per parlare d’amore alle sue amanti. Poi anche la stella di Kean è tramontata e, come è toccato in sorte anche a Macbeth e Riccardo III, il piccolo regno che si era costruito sul palcoscenico si è disgregato tra le sue stesse mani e l’attore è piombato in un abisso di disperazione.

Shakespeare per Kean è vita, è l’aria che respira ogni sera sul palcoscenico, e lo stesso è per Gigi Proietti, fatto della stessa sostanza del teatro, che non ha mai abbandonato nonostante il grande successo riscosso al cinema e in televisione. Il Globe Theatre di Roma esiste grazie a lui, Shakespeare continua a vivere grazie al suo amore sconfinato per il teatro o oggi anche Edmund Kean torna a vivere nella sua straordinaria interpretazione. Chi meglio di un grande attore può mettere in scena lo stato d’animo di chi è vissuto di teatro, ha visto il successo e la sconfitta, la speranza e la frustrazione, l’ammirazione e l’odio dei rivali? Proietti mette in scena se stesso, trasponendo nella biografia di Kean la sua carriera di attore ancora all’apice della forma e del successo, e come lui riesce a toccare il cuore del pubblico, a farlo ridere e a commuoverlo senza simulare le emozioni, ma portando in scena solo se stesso.

Autore Valeria Brucoli