Prima di parlare di Hell or high water permettemi di fare un passo indietro per osservare il fenomeno dalla giusta distanza ed ammirare il piano d’insieme.

Pensare che il genere western sia ormai sepolto in qualche fossa senza nome con una pietra tombale anonima nell’era dei social e del “tutto subito” è legittimo. I tempi di un tirato duello giocato sui nervi, tesissimi, mentre i rivali si scrutano e al di fuori del loro animo, giusto o malvagio che sia, sembra non accada nulla, sembra non sia più gradito dalle nuove generazioni, cresciute con ricostruzioni in CGI o realtà aumentata di qualsiasi cosa, anche esistente in natura, con coreografie ben studiate che prolungano all’inverosimile scazzottate e combattimenti spesso privi di un pathos ben costruito, di un’epicità tangibile, di un background che mantenga l’interesse anche in rapporto alle fruizioni successive del prodotto cinematografico.

Eppure David Mackenzie è riuscito a confezionare un western, Hell or high water, dall’ambientazione contemporanea che mantiene vivo quell’epico scontro se vogliamo cavalleresco tra uomini di legge e banditi, riproponendo in chiave moderna il sapore della caducità del tempo e dell’anacronistica lotta manichea tra un Bene e un Male che s’intrecciano senza soluzione di continuità, lasciando il retrogusto dolceamaro di una vendetta che appare giusta e di una giustizia che risulta in fin dei conti solo vendicativa.

In Hell or high water dominano i dualismi. Lo scontro non è solo reato vs legge, outsider vs sceriffi, è cowboy in disgrazia vs burocrazia e banche. Alla coppia di fratelli, Toby [Chris Pine, il capitano Kirk del nuovo Star Trek] e Tanner [Ben Foster, L’ultima tempesta, Warcraft] Howard, rapinatori di banche, si contrappone in chiasmo la coppia sceriffo-vice, in cui uno è la mente e l’altro il braccio, uno ragiona da outsider e l’altro medita nell’ombra, tentando un’emulazione dell’altro che non può e forse non deve riuscire, perché ognuno ha un destino scritto nel carattere, che lo voglia o no, e che si affanni o no a cambiar traiettoria.

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Hell or high water è un film che ha alla base una bellissima storia di amore fraterno, virilmente commovente, messa in scena con maestria, senza esasperazioni recitative, perché è in grado di comunicare visivamente e verbalmente tutto l’amore che c’è ben nascosto dietro un vaffanculo detto con il cuore.

«Ti voglio bene, Toby! Sul serio»
«Anch’io»
«Ehi, Toby! Vaffanculo!»
«Vaffanculo tu!»

Sebbene i protagonisti effettivi siano i fratelli Howard, a riempire lo schermo e le orecchie, candidandosi a gran voce per il premio Oscar® 2017, è il Texas Ranger Marcus Hamilton, interpretato dal già premio Oscar® come protagonista per Crazy heart nel 2010, Jeff Bridges. Il ranger di Bridges è un personaggio dal carattere scomodo sotto ogni aspetto, per sé ma soprattutto per chi gli sta intorno, ammesso che qualcuno voglia star nei suoi paraggi: un vedovo rancoroso verso la vita in generale, un cane rabbioso che sa indagare quasi quanto ringhiare le sue intolleranze da texano DOC all’infinito, che non molla la caccia all’uomo e in una battaglia personale anche contro il tempo che lo vuole in pensione contro la sua ferma volontà narcisista di rimanere in compagnia di «qualcuno meno in gamba da umiliare».

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Hell or high water è inoltre candidato come miglior film, miglior sceneggiatura originale [Taylor Sheridan, Sicario] e miglior montaggio [Jake Roberts, Brooklyn]. Manca invece la nomination per la colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis, che paga dazio nello scontro impari con la concorrenza di questo 2017, La La Land su tutti. Nel quintetto in lizza per l’ambita statuetta, è Passengers che ha soffiato ingiustamente il posto ad una serie di canzoni di straordinaria orecchiabilità e significato narrativo, che rappresentano la ciliegina sulla torta, o meglio le amarene, perché ben si innestano in un tessuto narrativo da western revival decadente, raccontando, con le note ancora prima che con la fotografia seppur incantevole, storie che, in altre epoche, sarebbero state tramandate sottoforma di leggende popolari. Il trionfo di Hell or high water come miglior film significherebbe non un ritorno in auge del passato, ma la possibilità che il futuro abbia sempre storie da raccontare per ogni genere, evolvendosi secondo le necessità formali contemporanee in un prodotto che sappia riempire schermo e sedili.

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Una menzione speciale, infine, è d’obbligo per la scafata cameriera-“vipera” [la caratterista Margaret Bowman, Non è un paese per vecchi] di un ristorante monopietanza stile T-bone, un personaggio che è già cult, l’unico che zittisca il ranger Hamilton.

«Ho caldo e non ho voglia di lavorare! Allora, che cos’è che non volete? … Lavoro in questo ristorante da cinquant’anni e nessun cliente ha mai ordinato altro che una bistecca con patate al forno! A eccezione di uno stronzo di New York che voleva una trota nel 1987. Non serviamo nessuna dannata trota! Soltanto bistecche! Quindi i casi sono due: o non volete il contorno di mais o non volete il contorno di fagiolini. Che cos’è che non volete?».

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Autore Fabio La Scalia