Vi siete mai chiesti cosa stia pensando un’altra persona? Inside Out riuscirà a rispondere a questa domanda con l’intensità velata di leggerezza tipica degli ultimi film targati Pixar Animation Studios.

Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia presiedono al quartier generale della mente di Riley, una ragazzina di undici anni estremamente fortunata: la maggior parte dei suoi ricordi sono colorati di giallo, la marca distintiva della gioia. Accanto ai semplici ricordi, archiviati e conservati nella memoria a lungo termine, ci sono i Ricordi Base: questi coincidono con le esperienze più importanti della vita e alimentano ognuno le Isole della Personalità, i baluardi distintivi del carattere. Nel caso di Riley, anche questi brillano di un giallo acceso; una bambina, insomma, piena di vita e in grado di illuminare anche i momenti più bui delle persone che la circondano. Quando, però, la famiglia è costretta a trasferirsi a San Francisco lasciando il freddo ma familiare Minnesota, qualche ingranaggio inizia a non funzionare. Tristezza è sull’orlo di una crisi di nervi e insieme a Gioia dovrà affrontare mille peripezie per riportare la mente della ragazzina allo status quo. Ma sarà davvero possibile?

Un film animato che non si limita a descrivere metaforicamente l’architettura della mente di ogni essere umano (e non, come si potrà apprezzare nel corso dei titoli di coda) ma sceglie di raccontare il momento più delicato del processo di trasformazione di ogni individuo. Subconscio, sogni (chi non ha mai immaginato i propri sogni come copioni strampalati ma recitati con la massima scrupolosità?), memoria a lungo e breve termine, fatti scambiati da opinioni e pensieri astratti acquistano una solidità che, nella realtà anatomica, non esiste. Il momento della maturazione e dello sviluppo coincide con il profilarsi di mille sfaccettature della propria personalità. Nessun colore avrà più una gradazione netta e il tramestio dei pensieri non lascerà più in pace i piccoli amici del quartier generale.

Pete Docter, regista e sceneggiatore di Monsters & Co (2001), regista e sceneggiatore premio Oscar per Up (2009), sceneggiatore di Toy Story (1995), Toy Story 2 (1999) e WALL-E (2008), incanta ancora una volta con una sceneggiatura sempre viva e coinvolgente, che commuove (nulla di paragonabile ad Up) senza intristire. I gesti e le parole restituiscono un ricordo nella mente dello spettatore, accompagnato dalla consapevolezza di quanto preziosa e complicata sia la mente umana. Una delicatezza descrittiva che non scade mai nella banalità ma che ha le fattezze di una favola, che si racconta ai bambini per spiegar loro le cose difficili ma che, in realtà, è una riflessione sulla vita.

Splendida chicca il cortometraggio che anticipa il film: il motivetto di Lava cantato da Giovanni Caccamo e Malika Ayane risuonerà nella mente a lungo.

Autore Federica Privitera