Jack Reacher – Punto di non ritorno è un action thriller che diverte, coinvolge e sa anche commuovere, nella giusta misura. È diretto dal premio Oscar® (nel 1999 per Shakespeare in love, in qualità di produttore) Edward Zwick, regista e sceneggiatore di Blood diamond, di Vento di passioni, de L’ultimo samurai, sempre con Tom Cruise protagonista, e di quell’Attacco al potere (da non confondere con Olympus has fallen o London has fallen, che in Italia sono distribuiti con lo stesso titolo).

Dopo il Jack Reacher – La prova decisiva del 2012, scritto e diretto da un altro premio Oscar® (nel 1996 per I soliti sospetti), il Christopher McQuarrie che ha poi magistralmente diretto Cruise anche in Edge of Tomorrow – Senza domani, si tratta del secondo adattamento cinematografico di uno dei bestseller della saga poliziesca del pluripremiato Lee Child (presente in un fugace cameo).

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I romanzi di Child hanno tutti come protagonista il personaggio di Jack Reacher, un ex maggiore della polizia militare statunitense che, dopo aver lasciato l’esercito, decide di iniziare una vita da outsider, vagabondando per gli Stati Uniti, libero da vincoli e da qualsiasi condizionamento del sistema.

Un lupo solitario, dal carattere duro, con una morale inflessibile e dotato di uno spiccato senso di giustizia, Reacher corrisponde all’archetipo del cavaliere errante senza macchia e senza paura, che non cerca guai, tanto saranno i guai a cercare lui, perché è sempre pronto ad aiutare chi si trova in difficoltà e a correre in soccorso degli amici e non solo, come già successo nel primo adattamento, per poi riprendere il suo cammino senza meta al termine di ogni avventura.

«Quelli come noi non tornano mai alla vita normale».

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Jack Reacher [Tom Cruise] stavolta torna allo scoperto per aiutare il maggiore Susan Turner [Cobie Smulders, The Avengers], che ha preso il suo posto al quartier generale della 110ª unità di polizia militare in Virginia, dove ha prestato servizio lui stesso in passato con il suo stesso grado. La donna è in pericolo per aver indagato su attività illecite, legate al traffico di armi in Medio Oriente, che qualcuno non vuole vengano portate alla luce dei riflettori. A complicare la situazione già torbida di per sé, dal passato di Jack Reacher emerge un segreto che potrebbe cambiargli la vita per sempre: e se l’ex maggiore avesse una figlia?

Si dice che un uomo non possa mai essere sicuro al 100% della paternità, ma Samantha [Danika Yarosh, giovane stella emergente, coprotagonista nella miniserie Heroes Reborn] sembra avere la stessa innata predisposizione di Jack Reacher a cavarsela nelle situazioni più intricate e a non saper gestire le relazioni sociali: i due si comprendono anche se hanno un modo tutto particolare di rapportarsi con gli altri, di chiedere scusa e ringraziare. Ma basta questo a testimoniare che sono padre e figlia?

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«Non amo essere seguito!»

Il regista Edward Zwick e il direttore della fotografia, Oliver Wood, lo stesso dello spettacolare Ben-Hur del 2016 diretto da Timur Bekmambetov, forniscono alla storia, avvincente e ben congegnata, un tocco maggiormente artistico, pur mantenendosi funzionali, senza cioè alzare il tiro verso virtuosismi tecnici che sarebbero stati coperti dalla concitazione delle scene. Anche la musica di commento di Henry Jackman [Captain America: Civil War, La quinta onda] risulta quasi “invisibile”, percepita ma non memorizzabile, perché quando si hanno combattimenti così ben coreografati non si sente la necessità di inserire canzoni rock o heavy metal, la melodia “stomp” viene realizzata dalla ritmica successione dei vari effetti audio del profilmico.

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Il personaggio di Cobie Smulders offre spunti interessanti sia per i risvolti che potrebbe avere sulla sfera affettiva del protagonista sia per la potenziale alternativa, tra l’altro femminile, ai combattimenti altrimenti affidati al solo Cruise, che continua, come al solito, a sorprendere recitando anche da stuntman di se stesso, un valore aggiunto non indifferente, che eleva la saga Jack Reacher al di sopra di molte altre, tra cui l’ormai obsoleto e troppo sofisticato – nel senso dispregiativo del termine – Agente 007.

«Un grande eroe ed un perfetto stronzo» come ha raccontato la madre a Samantha? «Non sono un eroe. Sono solo un fuggitivo che non ha niente da perdere», afferma lui nell’adattamento del 2012. I prossimi capitoli della saga magari forniranno delle risposte a tal proposito, ma probabilmente Jack Reacher ha già fatto breccia nel nostro duro cuore di cinefili incalliti e ci importerà solo di chi prenderà a calci in culo la prossima volta!

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Autore Fabio La Scalia