Se si vanno e ripescare sul web le fotografie di Camille Claudel, non si può non notare il suo sguardo sfrontato ma screziato di tristezza, i suoi occhi lunghi che non temono lo spettatore e il mondo davanti a sé. Federica D’Angelo prova a riportare in vita quello sguardo, quel temperamento deciso e affatto imbrigliabile in schemi e volontà altrui nello spettacolo L’ÂGE MÛR NIÉ- Lettere di Camille Claudel, in scena al Teatro dell’Orologio. Musa di Rodin e sua amante, Camille è innanzitutto scultrice potente, che plasma il suo tormento interiore, la sua tempesta del cuore in forme mai statiche, sempre in movimento come la sua anime e le sue idee. Il titolo dello spettacolo, L’ÂGE MÛR, trae il nome proprio da un’opera di Camille, un gruppo scultoreo che celebra il dolore dell’artista per la fine del rapporto con Rodin, portato via da un’amante. Nel volto della donna implorante, altri non c’è che il viso affranto di Camille.

La scena nella sala Gassman del Teatro dell’Orologio è buia, nera e vuota come la cella dell’ospedale psichiatrico in cui è stata rinchiusa l’artista per trentun anni. A fendere le tenebre del dolore, otto led sospesi a diverse altezze, ricordi che galleggiano nella memoria e che tengono in vita l’anima, più lucida di quello che gli altri vorrebbero. Federica D’Angelo raccoglie senza esitazione quei frammenti di esistenza, quelle tracce del mondo precedente l’internamento, quelle date che ne hanno intessuto la vita di gioia e dolore e li intreccia ai suoi capelli come una corona splendente, come serpenti luminosi di una Medusa temuta e schivata. Ciò che le lettere e i ricordi ricostruiscono non è follia pura, ma passione, ferocia, ironia, determinazione. Un abito che Camille indossa con orgoglio fino alla fine dei suoi giorni, consapevole che questo la renda un personaggio scomodo, fuori le righe, sacrificabile. Lo spettacolo L’ÂGE MÛR NIÉ- Lettere di Camille Claudel è una produzione ScenAperta Altomilanese Teatri, scritto dalla professoressa di estetica Maddalena Mazzocut-Mis e si avvale della collaborazione dell’Università degli studi di Milano.

Autore Manuel Porretta