L’estate volge al termine nella località balneare di Biligen. L’ultimo treno della stagione parte e riporta i villeggianti alle loro occupazioni quotidiane in città. Louise, un’attempata signora, non riesce a prendere quell’ultimo treno. La cittadina costiera deserta è l’unica compagnia che può avere, ma non si darà per vinta e, facendo leva sull’esperienza ormai consolidata e su di un carattere forte e tenace, Louise affronterà questa sua nuova avventura come una sfida, non una sfiga. Anzi, non di certo una sfiga. Specialmente se trovi dei compagni fedeli che sanno parlarti al cuore e guidarti nei momenti di sconforto: il cane randagio Pepper [doppiato da Mino Caprio, è Pepe, nella versione italiana] e i ricordi d’infanzia e adolescenza. I ricordi, che emergono in quello stato di solitudine forzata, si mescolano, nel subconscio, con il rimosso, e i rimorsi, e presto si tramutano in sogni, che citano Magritte e il surrealismo, e sciolgono i nodi della sceneggiatura e, allo stesso tempo, rispondono alle domande che la donna inevitabilmente si pone: è una punizione quella che sta vivendo? O solo una delle tante prove a cui spesso la vita ci sottopone?

«Ogni mattina io scopro un altro cielo e un’altra spiaggia, tutti per me».

I villaggi della costa della Normandia rappresentano un ricordo non solo per la protagonista, ma anche per Laguionie, confermando l’elemento autobiografico che ha mosso l’ideazione del progetto: «nella mia mente quei villaggi rappresentano ancora un luogo ideale per una tranquilla vacanza spensierata, sono luoghi in cui mi sento protetto dalla miseria del resto del mondo e in cui mi sento protetto e isolato in un luogo privo di confini temporali dove le abitudini borghesi sono ancora intatte e tengono lontane le angosce esistenziali, come l’invecchiamento e le maree».

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I suoni naturali e i rumori tipici dei paesaggi marittimi costituiscono una vera e propria partitura musicale che fornisce verosimiglianza all’ambientazione. Se per un attimo si chiudono gli occhi, ascoltando l’armonico susseguirsi dei richiami degli uccelli su di un tappeto di onde che s’infrangono sulla spiaggia, si ha la sensazione di essere parte del quadro. «Desideravo – confessa il regista – che si avvertisse in tutte le immagini un senso di libertà e che la pellicola ne fosse totalmente intrisa, come se quest’ultima fosse stata interamente disegnata a mano […] I suoni naturali sono elementi necessari per dare credibilità alla situazione di abbandono della protagonista; la musica del piano di Pierre Kellner crea invece un’interessante contrapposizione volta a rappresentare la spensieratezza, l’ottimismo e la gioia di vivere di Louise. Le musiche intonate dall’orchestra di Pascal Le Pennec, il quale composto “The Painting” [“Le Tableau”, per il film La tela animata, sempre di Laguionie], supportano la rappresentazione delle memorie e dei sogni più intimi e profondi di Louise. Anche le voci, tanto quanto le musiche, sono state fondamentali per la costruzione del film e la sua animazione. È stato necessario determinare tutti questi elementi prima ancora di iniziare a realizzare il film e decidere quale sarebbe stata la struttura della narrazione».

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L’interpretazione del personaggio di Louise, in Italia, è affidata alla vigorosa voce di Piera Degli Esposti, attrice di tanto bel cinema e di teatro di altissimo livello, nonché scrittrice e regista di opere liriche: «Sono rimasta molto coinvolta dalla profondità che mostra Louise nell’affrontare l’avventura e la solitudine – ha esternato l’attrice – La bimba che è in lei è ancora viva. Laguionie ha girato un film profondamente concreto che, nello stesso tempo, ha una forte dimensione di gioco, e a me piace molto il gioco. Le stagioni di Louise è un grande dono, un film che spazza via la morte: la vita vince».

Una nuova piccola grande storia di vita, un nuovo spunto di riflessione sulla solitudine, in generale, ma anche sulla senilità, nello specifico. Una sfida proporlo sotto Natale mentre nei cinema imperversano Rogue One, Miss Peregrine, le tradizionali commedie italiane e il 56° classico Disney, Oceania. E Louise, ormai lo sappiamo, le sfide le sa cogliere con il cuore di un’avventurosa teenager. Un po’ Robinson Crusoe, quando Louise si costruisce il suo rifugio per ripararsi dagli agenti esterni e per godere appieno delle meraviglie che il mare sa donare a chi ha dentro di sé la poesia per saperle apprezzare. Un po’ Aspettando Godot, con il susseguirsi delle stagioni nell’attesa dei soccorritori o del ritorno dei villeggianti per una qualsiasi festa dell’anno. Un po’, anche, Il vecchio e il mare, per lo spirito d’avventura che, si sa, non deve morire mai, in quanto fulcro stesso della vita umana. L’analogia con il romanzo di Hemingway non si esaurisce con il percorso interiore da romanzo di formazione o con la sfida per la sopravvivenza: come Le stagioni di Louise, la breve versione d’animazione (1999) di Aleksandr Petrov di The Old Man and the Sea è stata realizzata in un interessante stile pittorico, vincendo nel 2000 il premio Oscar® per il suo settore specifico.

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I fondali su cui si muovono i personaggi del film del maestro dell’animazione francese, Jean François Laguionie, sono materici, quasi tangibili, pitturati delicatamente su carta da disegno, di cui si può percepire la trama sul grande schermo. Come con La tela animata il regista francese si diverte a giocare con i livelli di significazione fino a spingersi al mise en abîme e alla meta-arte quando, sulla spiaggia, Louise dipinge il paesaggio nel quale si muove, a sua volta pitturato da qualcun altro che esiste in una dimensione altra dalla sua, e non è questa, forse, la suprema riflessione sulla vita?

Un altro bel gioiello incastonato nella corona di I Wonder Pictures, che distribuisce nelle sale italiane i migliori biopic e documentari, vincitori di prestigiosi premi internazionali [Sugar man e Citizenfour hanno conquistato l’Oscar®], ma soprattutto ha portato nelle sale italiane Dio esiste e vive a Bruxelles, molto apprezzato dalla critica, pluripremiato ai Magritte e candidato ai Golden Globe.

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Autore Fabio La Scalia