Ludovica Sistopaoli porta in scena al Fringe Festival di Roma il tormento silente del bullismo, dipingendo sul suo corpo martoriato tutti i personaggi della sua storia. Marionette corporee e (non)maschere animano questa tragedia umana in cui la vera protagonista è la violenza, fisica e verbale, che non risparmia nessuno e copre con la sua triste ombra tutto il palcoscenico.

Salamè porta impressi sulle gambe e sulle braccia i volti dei suoi compagni, i sorrisi beffardi e le smorfie che la tormentano ogni giorno, senza sosta, senza ragione. Ma nonostante i segni della violenza siano ben visibili nessuno interviene in sua difesa, nessuno si imbratta le mani nel suo sangue innocente. La maestra assiste come una maschera umana al massacro quotidiano della ragazza, e fa finta di non vedere e di non sentire concentrandosi unicamente sul suo lavoro sterile, sua madre fissa il vuoto con aria ebete, sbattendo le ciglia come una bambola di porcellana incapace di pensare, mentre suo padre ha la consistenza di un fantasma senza voce, presente soltanto nelle parole di sua madre.

Salamè è sola. Chiunque la circondi è sordo al suo grido d’aiuto, ad eccezione del mostro appollaiato sulle sue spalle, che la esorta a vendicare le offese subite nel più crudele dei modi, ad impugnare le armi contro il nemico e a sterminarlo senza pietà. La vendetta la acceca, l’orrore che ha subito per troppo tempo ha corrotto la sua anima pura e, ora che è pronta a consumare la sua vendetta, non c’è più differenza tra lei e i suoi carnefici. Il suo campo di battaglia è pronto, come sempre. I banchi sono ben allineati, la maestra è in prima linea e i compagni festeggiano spensierati l’ennesimo compleanno, ma stavolta Salamè non rimane nelle retrovie. Per la prima volta si confonde nella mischia urlante, e fa fuoco senza alcuna pietà. Le voci interiori si placano. È il silenzio.

Ludovica Sistopaoli è il demiurgo e l’attore della sua tragedia. Il suo corpo la lavagna su cui sono disegnati tutti i personaggi che animano una storia di piccole violenze quotidiane, barbaramente ignorate dagli adulti e amplificate dai più piccoli, condannati a vivere un inferno in terra, in cui chi sviluppa prematuramente una personalità è irrimediabilmente identificato come un diverso, e per questo esiliato a vita dal perverso microcosmo scolastico. E mentre Salamè si contorce nel male di vivere pre-adolescenziale, trascinandosi a fatica tra le umiliazioni quotidiane, la memoria corre veloce a tutti i crimini terribili di cui si è macchiato il demone bullismo, scivolati troppo in fretta nelle ultime pagine dei giornali per far spazio al gossip frivolo degli adulti o ai drammi dell’economia. Ma il tempo dell’oblio è finito. Ludovica Sistopaoli riporta in vita i morti urlando dal suo palcoscenico scarno il male sotterraneo che serpeggia tra i banchi di scuola, e mette il suo corpo martoriato di donna-bambina al servizio di una  storia dolorosa, che chiede di essere raccontata ancora una volta, per non chiudere mai più gli occhi sull’orrore della realtà.

Autore Valeria Brucoli