Michael Keaton è volato a Roma per presentare Il caso Spotlight, il film di Thomas McCarthy candidato all’Oscar 2016 come miglior film e in altre cinque categorie. Al suo fianco Walter Robinson, il giornalista del Boston Globe che nel 2001 ha condotto una coraggiosa inchiesta contro la diocesi di Boston, per portare alla luce centinaia di casi di abusi sessuali perpetrati da parte dei preti della comunità e l’omertà della Chiesa che per decenni li aveva insabbiati. In seguito allo scandalo suscitato dall’inchiesta il cardinale Bernard Law, complice silenzioso dei peccati dei suoi sottoposti, è stato dismesso da Boston e inviato a Santa Maria Maggiore a Roma.

Il caso Spotlight è celebrazione del giornalismo d’inchiesta vecchia maniera. Cosa significa interpretare un giornalista oggi?
Keaton: Per me è  una benedizione, ed è la terza volta che interpreto un giornalista. Seguo molto i giornali e ho grande ammirazione per i giornalisti. Oltre a questo amo tutti i film di McCarthy, e così il tema di giornalismo abbinato a un copione interessante e ben scritto, che trattava un tema così scottante come gli abusi dei sacerdoti mi ha spinto ad accettare immediatamente la parte.

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In italia il giornalismo di inchiesta sembra finito. Sta succedendo la stessa cosa anche in America?
Robinson: Negli Stati Uniti il giornalismo d’inchiesta è un malato terminale. Il web ha privato i giornali dei fondi necessari per far sopravvivere il giornalismo, anche se lettori continuano ad amare questo tipo di inchieste. E questo è un peccato, perché se c’è qualcuno che può spingere le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità sono i proprio i giornalisti. Nel momento in cui il giornalismo non ci sarà più anche la democrazia morirà.

Keaton: A questo proposito potrei fare un esempio di Pittsburg, in cui il quotidiano locale, che ha una sezione di 6 pagine dedicata alla cronaca, potrebbe inserire notizie di questo tipo ma evita di farlo. Qui è avvenuto il famoso caso di inquinamento delle falde acquifere con il piombo, ma l’unica persona che ha indagato sui questa faccenda è stata Erin Brockovich. Se ci fosse stato un team di giornalisti disposto a indagare su questo, la crisi che ne è derivata sarebbe stata fermata e molte vite sarebbero state risparmiate.

Che impatto avrà questo film sugli spettatori italiani? Come si è preparato alla parte?
Keaton: Riguardo alla preparazione della parte posso dire di aver trascorso tantissimo tempo con Robby a parlare dell’inchiesta e della vita in generale. Gli ho fatto tante domande sulla sua vita, sulla sua famiglia, e persino su come gioca a golf. Ma l’ho fatto volentieri perché io sono un tipo curioso di natura.
Il film in Italia avrà lo stesso impatto che ha avuto negli altri paesi. Dopo la prima uno delle vittime sopravvissute agli abusi si è avvicinato per ringraziarmi di aver portato queste orribili storie alla luce. Tuttavia il film non vuole puntare il dito contro la religione, ma va al di là di questo. Io stesso ho ricevuto un’educazione cattolica molto rigida, mia madre per esempio va a messa ogni giorno, ma come spesso accade a causa di questi fatti molti perdono la fede. E questa situazione riguarda tutto il mondo. L’abuso di potere è il tema del film e va al di là della religione. Questo è il caso delle forze dell’ONU, che invece di garantire la pace spesso contribuiscono agli abusi e non provvedono a tutelare le persone. Io sono solo un attore, ma i veri eroi di questa storia sono i giornalisti.

Robinson, che effetto le ha fatto vedere Michael Keaton recitare la parte di se stesso?
Robinson: Io sono un giornalista come tutti gli altri, solo che ho avuto la fortuna di trovare grandi storie da raccontare. E sono orgoglioso di essere stato impersonato da uno dei più grandi attori del mondo. Ricordo ancora quando nel 1984 io ero solo un giornalista di cronaca locale e lui interpretava un giornalista come me in Cronisti d’assalto, quindi non potevo chiedere di meglio. Michael ha colto ogni opportunità a sua disposizione per imparare qualcosa di me, si è concentrato persino sul mio tono di voce e sul mio mondo di camminare.

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Il film esce durante il Giubileo. Cosa sta facendo Papa Francesco per la Chiesa cattolica?
Robinson: Ho grande speranza e rispetto per quello che sta cercando di fare per cambiare le cose. Ha privato vescovi e cardinali delle limousine per fargli prestare più attenzione ai fedeli che a loro stessi, e Law, il cardinale della diocesi di Boston, aveva la limousine più grande di tutte.  Tuttavia secondo il mio parere e secondo quello dei sopravvissuti Papa Francesco ad oggi non ha ancora compiuto un atto decisivo e sostanziale per risolvere la situazione degli abusi che macchiano la Chiesa.

Cosa pensa del boicottaggio degli oscar vista la mancanza di nomination per attori di colore?
Keaton: Questo argomento è molto più vasto degli Oscar, perché riguarda tutti i casi di discriminazione nel mondo. Non conosco i meccanismi dell’Academy, e sicuramente c’è qualcosa che va rivisto, ma è innegabile che la diseguaglianza sia presente in tutti i paesi del mondo.

Autore Valeria Brucoli