Il presepe classico di Eduardo De Filippo prende vita tra le mani di Antonio Latella, e la natura morta impastata nella creta delle statuine e nella colla calda che le lega indissolubilmente l’una all’altra si trasforma in carne pulsante sulla scena. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Argentina di Roma dal 3 dicembre al 1 gennaio.

Ancora una volta è Natale, il giorno più atteso dal traballante Lucariello per riunire attorno a sé la famiglia e disporla ad arte, come ogni anno, attorno al suo meraviglioso presepe. Ingessati come le sue amate statuine, figli e parenti sono ancora addormentati sotto una gigantesca stella cometa e disposti l’uno accanto all’altro in un ordine geometrico, quasi maniacale, che li condanna al sonno fino a che Lucariello, con pazienza non li scarta uno ad uno per assegnargli il loro posto sulla scena del pranzo natalizio. Il presepe, con le sue forme perfette e il suo paesaggio irrealistico in cui l’acqua “vera” delle cascate sgorga tra le montagne innevate, rispecchia la famiglia e la società ideale che Lucariello vorrebbe costruire attorno a sé, in cui ognuno occupa il posto che gli è stato assegnato senza avere il coraggio sgretolare l’ordine precostituito e segue la strada a cui è stato destinato in silenzio, sotto la guida dell’immensa stella cometa che incombe sulla sua testa. Ma la “sacra famiglia” fatica a prendere forma in una realtà in cui la famiglia reale cade a pezzi, con il fratello Nicola che occupa abusivamente la casa, il figlio scapestrato Tommasino che ruba ripetutamente nelle tasche dei suoi familiari, Ninuccia che sta per lasciare il marito per correre dietro alle lusinghe di un giovane spasimante, e la povera moglie Concetta che trascina faticosamente il peso di tutte le anime in decomposizione che vagano per la sua misera casa.

Nulla è al suo posto, nulla ha il sapore che dovrebbe avere nella fantasia di Lucariello, neanche il caffè, che sa di scarafaggio e ristagna come l’acqua del suo presepe, specchio di una tradizione annacquata che sa di vecchio e che non trova spazio nel presente. Le nuove generazioni di Casa Cupiello non riconoscono il valore simbolico del suo presepe, ne ignorano la sacralità e lo distruggono senza rimorsi come un relitto di un’epoca passata, stantio come il caffè che gli viene somministrato ogni giorno e che trangugiano come una medicina, senza provare il benché minimo piacere.

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La famiglia tradizionale è morta e nel Natale in casa Cupiello di Antonio Latella la natività coincide con una via crucis in tre atti, in cui si celebra la lenta agonia del presepe, che nasce dal nulla sotto una gigantesca stella cometa dalle mani volenterose di Lucariello, che come un caparbio burattinaio scarta una ad una le sue statuine umane e le dispone sulla scena rispettando alla lettera le istruzioni del testo teatrale che lo governa. Ma la carne e il sangue di cui sono fatte vibra sotto lo strato apparente di carta pesta e quella natura morta, rimasta intatta per decenni a casa Cupiello, si sgretola tra le mani del suo creatore. Lucariello, imperterrito, tenta di ricostruire il suo amato presepe, ma i personaggi hanno vita propria e si scontrano sull’arena del pranzo di Natale come bestie selvatiche. Qui nuova generazione, rappresentata dai figli rivoluzionari Tommasino e Ninuccia, azzanna a morte la vecchia e si libera per sempre dal mondo incartapecorito in cui e nata per ricostruire sulle sue ceneri un mondo nuovo pulsante di vita.

La natività si trasforma tra le mani di Latella in una severa deposizione dalla croce, in un rito funebre che raccoglie attorno alla mangiatoia-sepolcro l’intera famiglia, ricostruendo il disegno della capanna con i colori cupi di un affresco caravaggesco, illuminato dalla luce di un testo brillante solo per pochi istanti. Lucariello si è arreso al mondo contemporaneo, scomposto e dinamico, e si è abbandonato tra le braccia di Concetta, stanca anch’essa di portare sulle sue deboli spalle il peso di una famiglia sofferente e di soffocare nell’abbondanza del cibo i rancori sopiti. Latella si assume il rischio di reinterpretare lo spirito di Eduardo con i suoi toni più dissacranti, mettendo in scena la morte e la rinascita del presepe e del suo creatore, con l’unico obiettivo di fare a pezzi l’ipocrisia di un mondo arcaico, soffocato da uno strato pesante di pelle avvizzita, per farlo risvegliare in una nuova era con indosso i panni della modernità.

Autore Valeria Brucoli