Quel bravo ragazzo di Enrico Lando è il film che riunisce l’ultima generazione italiana di fenomeni nati in TV e che poi si sono trasferiti nel web, diventando delle icone. Il processo inverso di quello che accade oggi.
Protagonista Herbert Ballerina (Luigi Luciano) attore/personaggio iconico dell’universo di Maccio Capatonda è diretto da Enrico Lando, che è il regista della serie I soliti Idioti. Due dei prodotti più cliccati e condivisi dalla rete, ma la combinazione tra questi due universi qui ne genera un altro, che non comprende né la volgarità dei precedenti film di Lando né la commedia non-sense di Maccio Capotonda. Assistiamo a qualcosa di più classico, a qualcosa che ricorda la commedia del pesce fuor d’acqua che tanto ha fatto la fortuna di attori italiani come Benigni.

Ed è proprio ad un’opera di Benigni, Johnny Stecchino, che Quel bravo ragazzo deve di più. Entrambi infatti raccontano la storia di un’anima candida, totalmente fuori dal mondo, che si trova immischiata in una storia di mafia, più grande di lui. Leone (Herbert Ballerina) è, infatti, un ragazzo che dopo trent’anni passati nell’orfanotrofio di un piccolo paesino scopre di avere un padre. Per sua sfortuna scoprirà che il papà che tanto sognava di avere altro non è che un potente boss mafioso che, prima di morire, ha deciso di lasciarlo a capo della sua “ Famiglia”.

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Se escludiamo alcune ingenuità della sceneggiatura, che ci costringono ad accettare che esista realmente in Italia qualcuno che non abbia la minima idea di cosa sia la mafia, il film è molto piacevole. Non vuole dire nulla di nuovo e non sarà memorabile, ma le battute funzionano molto bene così come gli interpreti. In particolare è molto riuscita la coppia formata da Tony Sperandeo ed Enrico Lo Verso, due assassini della mafia molto particolari, che nei loro dialoghi in qualche modo ricordano gli assassini di Pulp Fiction.
Insomma un film per tutti, che avrà sicuramente un buon successo nelle sale italiane.

Autore Marco Scali