È l’apocalisse della tolleranza, la decomposizione del cervello e l’inizio di un lento, inesorabile cannibalismo. Gli zombie sono tra noi, a volte hanno un aspetto più umano, altre sono già mostri, ma strisciano lenti, silenziosi, famelici di cervelli, e hanno un unico intento: ingrossare a dismisura la loro orda. Questa è il ritratto della Roma contemporanea che dipinge Luna Gualano, intingendo il suo pennello dritto nel sangue, là dove non c’è più traccia di umanità e i mostri affondano i denti nella carne degli innocenti.

Back Home inizia così, nel bel mezzo dell’apocalisse zombie, con una manifestazione di un gruppo di militanti di estrema destra finita in tragedia. L’orda di manifestanti si accalca alle porte di un centro di accoglienza che dà asilo a una manciata di migranti provenienti da diverse regioni dell’Africa. Pressa, urla, minaccia, morde. All’improvviso un’altra orda si avventa sui manifestanti. Sono dalla parte dei migranti, ma non meno arrabbiati, non meno desiderosi di violenza. I corpi si intrecciano, il sangue scorre e i tafferugli culminano un una grossa nube di polvere che confonde le fazioni e oscura i volti.

Quando l’aria si fa più sottile non ci sono più uomini sul campo di battaglia, solo zombie che si sbranano a vicenda. L’unico superstite è Enrico, uno giovane di estrema destra, che inspiegabilmente ha conservato uno stralcio di umanità e che ora, per salvarsi la vita, si trova a chiedere asilo proprio a coloro che secondo lui non avevano diritto ad essere ospitati nel suo paese. Le porte del centro di accoglienza si aprono per fare entrare Enrico. È salvo, per il momento, ma ora lui è l’ospite, lui è il diverso. E ora tocca a lui sforzarsi per comunicare, per farsi accettare, e per combattere insieme contro un nemico comune: l’orda di zombie che sta per sfondare le porte per fare a pezzi chiunque gli si pari davanti.

Dentro e fuori, bianco e nero, vita e morte. Nell’armonia dei contrasti la regista Luna Gualano trova il codice narrativo della sua storia, in una dimensione in cui la realtà più cruda sfuma in un racconto horror fantastico, dove trovano spazio creature mostruose, come gli zombie. La rappresentazione del mostro però non è mai caricaturale,  ma curata in ogni minimo dettaglio, tanto da apparire una vera e propria evoluzione dell’uomo più che una maschera posticcia. Zombie e uomini si confondono e si trasformano l’uno nell’altro, uguali nella violenza gratuita, nella completa mancanza di empatia e nel desiderio ancestrale di fagocitare i propri simili.

Per mostrare la lenta e inesorabile perdita di umanità da parte dell’uomo, che ormai si è quasi completamente trasformato in zombie, Luna Gualano mette in scena un racconto violento, dove la scrittura è ridotta all’osso, per lasciare posto alle immagini grondanti di sangue. I dialoghi, minimali, non hanno mai il tempo e lo spazio per raccontare le motivazioni di quanto sta accadendo, e si limitano all’hic et nunc di un’apocalisse zombie inaspettata e impossibile da contenere. L’unico tempo contemplato è il presente e l’emergenza che porta con sé e, sebbene questa scelta a volte possa risultare straniante, è perfettamente in linea con un film impossibile da slegare dal momento storico in cui è stato concepito. Un film al presente che parla del presente, un incubo nato da una realtà più spaventosa della fantasia.

Autore Valeria Brucoli