“Volevo recitare Shakespeare a teatro, invece mi sono trovata a fare Alien”. Con questa frase l’attrice americana Sigourney Weaver, a quasi settant’anni, descrive la sua carriera alla Festa del Cinema di Roma. “Da giovane volevo fare teatro è vero, ma al tempo stesso ho sempre amato spaziare tra i generi. La fantascienza è un genere molto sofisticato, che pone grandi domande esistenziali, su dove stiamo andando, sull’universo, ed è una parte importante della nostra cultura. In America la fantascienza occupa un posto molto importante nella letteratura, e mi dispiace che molto spesso nell’industria cinematografica sia considerato un genere di serie b, solo pieno di effetti speciali, perché a mio parere merita più attenzione ed è molto più profondo di quanto non sembri. All’inizio della mia carriera non avrei mai immaginato che un giorno avrei fatto fantascienza, ma è così che ho trovato il mio posto nell’industria e per questo devo ringraziare grandi registi come Ridley Scott, a James Cameron”.

Grazie a pellicole come Alien, Ghostbusters e poi Avatar, Sigourney Weaver è diventata una vera e propria icona della fantascienza, ma ha anche regalato grandi interpretazioni in generi diversi come per esempio in Gorilla nella nebbia di Michael Apted. “Ho lavorato con registi meravigliosi. Cameron ha intuito in modo sottile come potevo lavorare e mi ha messa alla prova, in Tempesta di ghiaccio io e Ang Lee ci siamo capiti senza neanche dover parlare, e Ridley Scott usava molto l’improvvisazione. È stata una grossa sfida lavorare con lui perché venivo dal teatro. All’inizio ero spaventata perché non ogni scena non sapevo mai cosa sarebbe capitato, ma poi mi sono resa conto che stavamo facendo un film molto innovativo e sicuramente ben riuscito. Gorilla nella nebbia è stata un’esperienza diversa ma altrettanto appagante. Ho lavorato in Africa con una troupe internazionale, sono stata a stretto contatto con i gorilla ogni giorno ed è stato fantastico. Vi incoraggio ad andare lì e a vivere un’esperienza simile, vi renderete conto che sono animali molto simili a noi”.

In tutti i ruoli che ha ricoperto, Sigourney Weaver ha sempre interpretato donne forti, indipendenti, l’esatto opposto dello stereotipo della fidanzata americana. Perché? “Non sono mai stata stereotipata in una fidanzata, forse perché non ho il fisico adatto, sono troppo alta e non sono bionda con gli occhi chiari. Evidentemente con l’aspetto che ho non posso incarnare quell’ideale. Eppure, anche se amo le storie d’amore, sono orgogliosa di tutti i film a cui ho preso parte, ognuno con le sue peculiarità e ogni giorno quando vado a lavoro mi sento felice”.

Autore Valeria Brucoli