Per raccontare la storia di una grande guerra bisogna partire dagli eroi più piccoli e quasi anonimi che ne hanno fatto parte, perché solo attraverso i loro occhi è possibile decifrare ciò che è successo realmente, senza il filtro delle cronache illustri. Troilo e Cressida sono tra i personaggi meno conosciuti tra quelli che hanno calcato l’epico campo di battaglia della guerra di Troia, ma la loro storia è speculare a quella dei grandi eroi celebrati dagli aedi, più tangibile, e il loro punto di vista è sicuramente più oggettivo. In questa guerra insensata è stato versato il sangue degli gli eroi più valorosi che la letteratura ricordi e il campo di battaglia brulica di semidei come Achille e menti eccelse come Ulisse, ma per Troilo e Cressida questo mondo è piccolo quanto un palcoscenico in cui i re buffoni e gli eroi tracotanti si azzuffano solo per accaparrarsi le grazie delle donne, a scapito dei diritti umani e della ragion di stato.
Tutto è iniziato dal capriccio lussurioso del principe troiano Paride che, per soddisfare il suo piacere, aveva sottratto la bella Elena dal suo legittimo marito e aveva fatto infuocare gli animi al punto da farli esplodere in una guerra. La lussuria ha innescato questo vacuo conflitto bellico, ma a pagare il prezzo della lunaticità dei grandi sono state le personalità meno in vista, i nomi trascurati come Troilo e Cressida, nemici e amanti come Paride e Elena, ma brutalmente divisi da una guerra giocata a tavolino, o meglio ancora sotto le lenzuola.

troilo e cressida (2)
Questa versione alternativa della storia, spogliata dalla sua patina mitica, è la stessa che emerge dal racconto di Tersite, l’anti-eroe deforme che salta da una tenda all’altra per assistere ai capricci da donnicciola del valoroso Achille, alle elucubrazioni mentali di Ulisse, e ai monologhi insensati di Agamennone. Tersite è brutto a vedersi e volgare nelle parole ma è l’unico che mantiene uno sguardo obiettivo sui sedicenti eroi omerici e che non teme di svelare i loro istinti più bassi. Lui è al di sopra del bene e del male, noncurante dell’amore professato da Troilo e Cressida così come dell’onore dei guerrieri, ed è l’unico personaggio autorizzato a sbeffeggiare l’ipocrisia di tutti personaggi che ruotano attorno a questa storia, perché per forma e stirpe ha la stessa credibilità di un buffone di corte, e come un abile fool shakespeariano sfrutta il suo ruolo per raccontare il vero con la leggerezza di una filastrocca.
Tersite strappa di dosso le maschere ai suoi eroi, fa a pezzi i copioni di scena che prima Omero e poi Shakespeare gli avevano attribuito per fargli interpretare la parte degli uomini valorosi, e li lascia nudi su una teatro di guerra grondante di sangue, costruito su una montagna di carta straccia.
Nel dramma messo in scena da Mario Autore ed Eduardo Di Pietro i fiumi di inchiostro che nei secoli hanno raccontato di Troilo e Cressida scorrono a fiumi e si mescolano al sangue dei caduti nella guerra di Troia, ma i versi shakespeariani impastati nel sangue ora sono calpestati, strappati e riscritti da questi eroi buffoni e re vigliacchi, che non sono altro che pallide imitazioni della loro immagine letteraria. I loro ruoli sono interscambiabili e si sovrappongono l’uno all’altro in un universo di falsità che non risparmia neanche Troilo e Cressida, i giovani innamorati dai sentimenti volubili, pronti a tradire le promesse fatte per cedere alle lusinghe dei re e ai loro giochi di potere. L’unico che rimane estraneo a questa messa in scena universale è Tersite, l’imperfetto immune al potere adulatore dell’inchiostro, che fa a pezzi il dramma per non essere coinvolto nella buffa pantomima di questi eroi, che incespicano tra le bugie rendendosi più ridicoli dei loro buffoni e annegano uno dopo l’altro nel sangue dei loro fratelli.

Autore Valeria Brucoli