La più divertente parodia del mondo della moda si tinge inverosimilmente di mistero e azione, con qualche tocco di soprannaturale e addirittura inserti surreali, senza, però, prendersi mai sul serio e tenendo sempre fede all’originale natura di commedia stralunata e sfarzosa.
Un’istituzione, ormai, alla quale ogni VIP che si ritenga glamour vorrebbe partecipare. Basti pensare ad un Eddie Murphy che ha messo a punto anche una sua posa speciale, la “black iron”, pur non essendo riuscito ad accordarsi per prendere parte a questo parody-party cinematografico.
I produttori sono perfino riusciti a coinvolgere due astrofisici-slash-divulgatori scientifici come Neil deGrasse Tyson, mentore improvviso dei protagonisti, e Stephen Hawking, voce narrante del teaser trailer principale.

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Sebbene denso di apparizioni sorprendenti – come in Zoolander e, forse, anche di più, con camei di Valentino, Anna Wintour, Tommy Hilfiger, Marc Jacobs, Alexander e Vera Wang, interpreti di loro stessi per il settore moda, e Justin Bieber, Billy Zane, Sting, John Malkovich, Susan Sarandon, Kiefer Sutherland, MC Hammer, Miley Cyrus, Ariana Grande, Usher, Demi Lovato, Katy Perry, Lenny Kravitz, Macaulay Culkin per il settore popstars-slash-attori, senza dimenticare Mika, Benedict Cumberbatch, Kanye West, Kim Kardashian West, Lewis Hamilton in ruoli da far strabuzzare gli occhi – il film inizia, in verità, con delle sparizioni: qualcuno sta uccidendo delle celebrità e le uniche persone che sono in grado di capire – pensate il paradosso! – cosa stia realmente accadendo sono il modello-slash-icona Derek Zoolander [Ben Stiller] e il suo collega Hansel [Owen Wilson], ritiratisi dalla scena e spariti dalla circolazione dopo una serie di tragici eventi occorsi all’inaugurazione del famosissimo “Centro Derek Zoolander per ragazzi e ragazze che non sanno leggere bene  e e che vogliono imparare anche altre cose buone”. Fortuna che ad aiutarli nella loro impresa c’è una “poliziotta dell’interpol settore moda-slash-modella per riviste di costumi da bagno”, Valentina Valencia, interpretata da una splendida Penelope Cruz, bellissima e sensuale come non se lo ricordava neanche lei di essere e perfettamente a suo agio in mezzo ai due esilaranti protagonisti!

L’intesa e la resa cinematografica tra l’“old” Stiller e il “lame” [“sfigato”] Wilson non la veniamo di certo a scoprire oggi.
Le anime gemelle Derek e Hansel, o Hansel e Derek, se si vuol mantenere l’assonanza con i protagonisti della fiaba dei fratelli Grimm, sono stavolta alle prese con una vittima da mettere all’ingrasso e la strega Alexanya Atoz [Kristen Wiig], ossessionata dalla lotta contro l’invecchiamento e dalla ricerca della Fonte dell’Eterna Giovinezza e dell’Eletto, l’ultimo discendente della stirpe generata dal primo modello, creato da Dio stesso nel Giardino dell’Eden, secondo una fantomatica Bibbia apocrifa. Se vi sembra ci siano abbastanza elementi da ricordare Il Codice Da Vinci, vi divertirete molto a fare attenzione alla miriade di altre citazioni cross mediali e, soprattutto, cinematografiche.

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I luoghi magici della città eterna creano lo sfondo ideale per le nuove avventure idiote degli improbabili eroi Derek & company: il Palazzo della Civiltà italiana che diventa casa di moda e poi, l’Altare della Patria, il Colosseo, le Terme di Caracalla sono solo alcuni dei monumenti che hanno impreziosito la già suggestiva fotografia di Daniel Mindel [Star Wars: Il risveglio della Forza e fedele d.o.p. di J.J. Abrams].

Satira, carnascialesco, citazionismo postmoderno e tantissima autoironia rimangono gli ingredienti cardine di questa commedia tanto attesa.

Unica nota stonata una gag irriverente nei confronti della cucina italiana, utilizzata come strumento per ingrassare in modo veloce e sicuro tramite distributori automatici di strutto e spaghetti alla puttanesca. Non è politicamente corretto ma bisogna ammettere che è anche colpa dei nostri cari ristoratori per turisti che si ostinano a cucinare tutto il menu mettendo alla base della loro personale piramide alimentare il burro e gli altri grassi animali che, invece, dovrebbero stare in cima, la maggior parte delle volte, peraltro, inutili ai fini della resa gastronomica del piatto. Forse una bella lezione da imparare nell’anno dell’EXPO di Milano. Questo ci rammenta che dietro ad ogni parodia c’è un fondo di verità, alterata ad arte per poterne ridere, ma pur sempre di verità si tratta. Prendiamone atto per migliorare, anche se la critica viene da chi vive nel Paese al terzo posto nella classifica delle nazioni con il più alto tasso di obesità.

A parte questa riflessione, ideata magari solo per prenderci in giro, Zoolander 2 è un’antologia di battute e gag che richiamano spesso alla mente quelle scolpite nella memoria dei tantissimi fan 15 anni fa e mai dimenticate.

La musica, soprattutto quella pop, è utilizzata come ulteriore elemento comico a livello sia diegetico sia extradiegetico. La simpatia della scrittura e l’obiettivo risata-slash-relax fa passare sopra a panzane «really really ridiculously» assurde. L’impiego della tecnologia ARRI e dell’archiviazione in ARRIRAW, lavorato finemente in post, ha permesso una fotografia appariscente dai colori saturi fino allo sgargiante con un’ottima risoluzione, che mette sotto la giusta luce ogni particolare, dalla trama dei tessuti alla magnificenza di Roma. Tutte queste accortezze non faranno di Ben Stiller un autore, al suo settimo lungometraggio da regista, ma di sicuro l’operazione commerciale messa in atto dalla Paramount Pictures è al passo con i tempi e di sicuro “à la mode”.

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Il risultato è una commedia per spegnere il cervello e dimenticarsi delle preoccupazioni del quotidiano, ma occhio ad offuscare troppo i neuroni, perché si rischierebbe di perdere gran parte delle citazioni e dei rimandi alla cultura pop. Se sentite proprio di dover fare un confronto tra i due episodi, in realtà molto diversi nella struttura e nei contenuti, seppur simili nei meccanismi narrativi, è sulla resa del prodotto che vi dovrete concentrare: il primo capitolo è una gag continua, tanto che quasi non si respira tra una risata e l’altra, e c’è il fascino della scoperta degli strampalati protagonisti, nel secondo, con il setting ormai definito, c’è più spazio per il delirio, alla Tropic Thunder, altra perla del duo di sceneggiatori Ben Stiller – Justin Theroux, e così si partecipa emotivamente al film con il sorriso perennemente stampato sulla faccia con picchi di risate che si alternano all’ “oh!” di sorpresa quando si riconosce l’irruzione straordinaria di qualche VIP.

The party is on, folks! #EnjoySlashSmile

Pronti a sfoderare le vostre migliori Blue Steel, Magnum, Aqua Vitae o qualsiasi altra posa originale che la vostra mente si sentirà obbligata a fare dopo aver visto Zoolander 2. #FreeSelfie

Autore Fabio La Scalia