Io, Daniel Blake di Ken Loach, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes 2016, è stato presentato a Roma alla presenza del regista, che per tutta la sua carriera cinematografica ha dato voce ali ultimi, condannando pesantemente la politica britannica nella gestione del welfare, che continua a vessare le classi meno abbienti con pesanti sanzioni e brogli burocratici. Ma chi è Daniel Blake? “Nient’altro che un cittadino – ha detto Loach – un termine del quale abbiamo bisogno di riappropriarci perché lo stato non si schiera dalla parte delle persone, ma del capitale. Il loro obiettivo è rendere i lavoratori vulnerabili e lo fanno facendo passare l’idea che se non trovi un lavoro è perché non hai saputo scrivere il tuo curriculum o perché hai fatto tardi all’appuntamento con il datore di lavoro, mentre sappiamo che i posti di lavoro non ci sono e i pochi lavori disponibili sono talmente precari da non consentire una vita dignitosa. Il precariato è una forza di lavoro inestimabile per lo stato, ma per i lavoratori è un disastro. Daniel Blake è l’esempio di come in una comunità i lavoratori si sostengano gli uni gli altri. In Gran Bretagna abbiamo campagne per i senza tetto, per i disabili, per gli anziani, e ci sono segni di grande solidarietà in tutto il paese, ma ciò nonostante siamo in condizioni di vulnerabilità assoluta. Il tessuto sociale è fortemente minato. Forse però c’è un motivo di speranza ed è Jeremy Corbyn, un leader del partito social democratico eletto 60% dei voti, che si schiera contro il programma di austerity eurpeo”.

Oltre alle condizioni di precarietà al limite della povertà in cui vivono i cittadini, un altro dei problemi con cui si trovano a combattere ogni giorno è la burocrazia, e Ken Loach nel suo film mette in risalto proprio questo aspetto: “Il governo sa bene quello che fa e la complessità con cui mette in pratica le sue leggi è fatta apposta per intrappolare i cittadini. Le persone che operano presso il Dipartimento del lavoro e delle pensioni hanno istruzioni precise sul numero di sanzioni da applicare quotidianamente. Quindi la decisione di punire le fasce più vulnerabili della società è una scelta consapevole del governo. Le sequenze del film girate nei centri di collocamento sono completamente realistiche, prova ne è il fatto che quando ci siamo recati in questi uffici per raccogliere le testimonianze dei dipendenti abbiamo scoperto che molti impiegati si erano licenziati perché non sopportavano la crudeltà con cui erano costretti a trattare coloro i quali si presentavano per chiedere un sussidio”.

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In un quadro così drammatico come si collocano le giovani generazioni? “Il movimento di sinistra in Gran Bretagna è pieno di giovani e questa nuova ondata di attivismo è guidata principalmente dai social media, mentre le persone della mia età non riescono neanche ad accendere un computer. Tuttavia con il Brexit ci si aspetta un rallentamento dell’economia e probabilmente molte imprese lasceranno la Gran Bretagna per cercare altrove manodopera a basso costo, e  se questo è positivo per le grandi aziende di certo non lo è per i lavoratori. La politica economica dovrebbe evitare che i lavoratori si svendano, e creare comunità sostenibili in modo tale che i termini degli scambi commerciali siano equi ma, non essendo dalla parte dei lavoratori, continua a fare gli interessi delle grandi aziende e favorisce la privatizzazione”.

E Daniel Blake avrebbe votato a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE? “Forse. In realtà una parte significativa dei voti a favore del Brexit è arrivato dalla classe operaia per protesta contro il paese. Ma parliamo di un’area in cui la manodopera non trova impiego e queste persone si sentono isolate, trascurate e non rappresentate. La sfida più importante è coinvolgere queste persone in un progetto politico, ma non è un’impresa facile. Dopo tutto se non riusciamo a mantenere la pace nel mondo, figuriamoci cosa possiamo fare per l’economia”.

 

Autore Valeria Brucoli