Pierfrancesco Favino

Le confessioni, di Roberto Andò

“Un angelo del cielo che non compie il suo dovere, Dio lo chiude in una cella scura”. Sono queste le prime parole che Padre Salus, Tony Servillo, affida al piccolo registratore nel nuovo film di Roberto AndòLe confessioni”, in uscita il prossimo 21 aprile. E quell’angelo precipitato in una cella buia non è altri che lo stesso monaco certosino, un uomo chiuso nel proprio saio bianco e nel proprio silenzio, che viene invitato nell’albergo tedesco dove sta per tenersi un G8 dei ministri dell’economia. La prigione in cui viene rinchiuso è il raffinato hotel sul Mar Baltico, i cui corridoi perfettamente nettati e le pareti completamente bianche costruiscono una gabbia dorata da cui non è possibile evadere. Una Babele moderna in cui si alternano italiano, inglese, francese e la lingua del silenzio, sconosciuta a tutti.

Ad affiancare gli uomini di governo e il direttore del Fondo Monetario Internazione, Daniel Roché (Daniel Auteuil), ci sono una celebre scrittrice di libri per bambini (Connie Nielsen) e una rock star col pallino dei diritti umani, oltre allo stesso monaco italiano, invitati affinché diano un segno d’apertura verso il mondo esterno e stemperino il sospetto che grava da sempre sugli economisti. Il convitato di pietra che prende parte al clima intimo nato tra i ministri è una manovra segreta in grado di mettere in ginocchio i Paesi più deboli. Quando la morte tragica di uno dei presenti si imbuca alla riunione, le fondamenta si scuotono e la faglia che si crea riversa all’interno dell’albergo dubbio e paura. Il sospetto è che Padre Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia stato messo al corrente della manovra che sta per essere varata. Inizia allora un agone tra le parole e il silenzio. Le prime cercano di sollecitare il monaco a rivelare ciò che sa, il secondo forma uno scudo adamantino che avvolge il religioso.

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Salus è un uomo di fede” ha detto Tony Servillo in conferenza stampa “ha un credo, ma soprattutto si mostra credibile. Possiede una dignitosa renitenza, per questo non dirà mai ciò che non pensa“. E questa sicurezza nella propria fede e nel proprio silenzio formano il maglio con cui il monaco infrange le pareti di cristallo dietro cui si celano gli economisti, che guardano agli assunti della loro scienza con fideismo. E proprio “l’apertura al dubbio” ha confessato Pierfrancesco Favino che interpreta il ministro italiano “per chi propone certezze, come gli economisti, è sempre un’esperienza interessante”.
Il dubbio genera l’incertezza che fa tremare il tavolo rotondo dietro cui gli otto ministri siedono. “I ministri” ha dichiarato Andò “sono figure grigie, portavoce del potere per cui agiscono. Non sempre si può uscire da certe griglie”. La partita a scacchi a cui hanno preso parte non è scontata come avevano previsto all’inizio.

“Le confessioni”, titolo che evidentemente richiama Sant’Agostino, “getta un ponte tra realtà e immaginazione” ha spiegato il regista “con modalità meno ideologiche e costrittive del cinema italiano degli anni Settanta. Oggi possiamo interrogare la politica con maggiore libertà”.
Il film si presenta come un buon prodotto, intriga con il dedalo di corridoi e stanze che celano segreti, per la dicotomia tra etica ed economia, per la luce fredda che avvolge il G8, per la mancanza di prediche e giudizi morali. Forse, però, quel ponte tra realtà e immaginazione ad un certo punto lascia il vuoto sotto i piedi dello spettatore, e l’unico modo per non atterrare violentemente è quello di aprire il paracadute ampio della poesia, per lasciarsi trasportare da una visione più leggera e inattesa.