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RomaFF11 – Sing Street, di John Carney

Il rock and roll è sempre un rischio. Si rischia di cadere nel ridicolo o di creare qualcosa di straordinario, ma il limite è sottilissimo e basta una mossa falsa per fallire. Conor però ha deciso di rischiare e insieme ai suoi amici mette su una band che si ispira ai Duran Duran per scuotere dal torpore una Dublino addormentata e per conquistare il cuore di Raphina, una ragazza più grande, che proprio come lui vive una situazione familiare difficile ed è decisa a rischiare il tutto per tutto per scappare a Londra e realizzare i suoi sogni. La loro vita è come quella di tanti adolescenti, torturati dai bulli della scuola, oppressi da una famiglia al limite della follia, e intrappolati in un sistema che li vuole omologati gli uni agli altri, ma Conor è i suoi amici hanno un’arma in più per farsi strada nel mondo: il rock.

I Duran Duran, gli A-ha, i Motörhead, i The Cure e i The Clash sono la colonna sonora della loro vita, la luce che spacca le ombre di una città conservatrice da cui tutti non vedono l’ora di fuggire, detta la tendenze e spinge gli animi più coraggiosi a distruggere lo status quo per costruire qualcosa di nuovo, di visionario o “futurista” come dice Conor. Ed è proprio grazie al rock che questo gruppo di ragazzi illuminati costruisce la sua identità musicale e personale, iniziando con imitare i personaggi più eccentrici del panorama musicale anni ’80 per poi creare un proprio stile, che riunisce sotto la maestosa ala del rock and roll tutte la musica che li ha accompagnati nel faticoso passaggio dall’infanzia all’età adulta.

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La musica può cambiare il destino di chi la incontra, segnare la strada da seguire, risvegliare sentimenti profondi e soprattutto chiamare all’azione contro il torpore della rassegnazione, e questo è vero non solo per i personaggi  di Sing Street, ma per tutti quelli amorevolmente plasmati da John Carney, dall’indimenticabile Once al più recente Begin Again. Nella vita di ognuno di loro la musica è immancabile, e non solo come contrappunto dell’azione, ma come motore dell’azione stessa, come Deus ex machina che presiede al destino dei personaggi dall’alto della sua essenza impalpabile eppure allo stesso tempo magica.

Ancora una volta il regista irlandese crea un piccolo capolavoro, in cui la passione per l’umanità vince sui mezzi imponenti del cinema hollywoodiano, e la straordinaria abilità con cui riesce a mettere in scena la vita e l’amore attraverso la lente sottile della musica colpisce il cuore come pochi altri film riescono a fare. Forse la sua dote migliore è proprio quella di saper rappresentare come nessuno la realtà “happy-sad” a cui nessuno può sottrarsi, che oscilla costantemente tra felicità a tristezza, ma che ciò nonostante non si scoraggia e cerca di cambiare il proprio destino attraverso le note ispiratrici della sua canzone preferita.

 

RomaFF11 – Incontro con Oliver Stone per Snowden

Il regista americanoOliver Stone ha presentato alla Festa del Cinema di Roma Snowden, il biopic su Edward Snowden, il whistblower più famoso del mondo, ex tecnico della CIA e consulente informatico della NSA, che nel 2013 ha rivelato al giornalista del The Guardian Glenn Greenwald e alla documentarista Laura Poitras i segreti dei sistemi di sorveglianza di massa delle comunicazioni perpetrati dal governo statunitense per garantire la sicurezza nazionale a discapito di tutte le leggi di tutela della privacy. “Era una storia complicata e imponente – ha dichiarato Stone – perché le informazioni in possesso di Snowden erano così complicate che bisognava interpretarle prima di poterle rivelare. Con questo film ho voluto rendere più chiaro questo messaggio, e risvegliare l’attenzione su quanto è accaduto, perché ci riguarda da vicino ed è una questione ancora aperta, visto che Snowden si trova ancora in Russia in attesa di ricevere un giusto processo negli Stati Uniti”.

Questo film affronta delle questioni molto delicate, dalla sicurezza nazionale, al controllo dei cittadini da parte del governo, fino al coinvolgimento diretto di figure politiche di spicco nella vicenda Snowden come Barack Obama. “Obama si è messo in questa situazione con le sue stesse mani. Ha avuto l’occasione di cambiare le cose e non l’ha fatto. Confesso che all’inizio della mia carriera ero conservatore, ma poi sono rimasto sconcertato da ciò che è accaduto in Vietnam e ho cambiato radicalmente orientamento e anche il mio cinema ha sempre seguito le questioni politiche molto da vicino. Snowden ha avuto un grande coraggio, al punto che la sua malattia spirituale è sfociata nell’epilessia, e proprio per questo dobbiamo accogliere il suo invito a stare sempre attenti alle informazioni che ci scambiamo online, perché dall’osservazione dei terroristi si è passati all’osservazione di massa”.