Freddo. Un freddo che entra nelle ossa, nel sangue, nel cervello, che offusca la ragione e porta alla pazzia. Il freddo è l’elemento dominante di The Lodge, tagliente come le inquadrature di Severin Fiala e Veronika Franz. Squadrate, pulite, vuote, bianche come la neve che domina la scena. Gli elementi scenografici sono ridotti al minimo, creando la paura dal vuoto, dall’assenza più che dalla presenza.

Stanze e corridoi vuoti, congelati nel tempo, immobili, così come Richard e i suoi due figli, Mia e Aiden, intrappolati in una dimensione sospesa tra la vita e la morte, quasi fantasmi di loro stessi, dopo il suicidio della loro mamma. Ora il papà ha una nuova compagna, Grace, che i ragazzi faticano ad accettare, non solo perché la mamma si è tolta la vita a causa sua, ma anche per un oscuro episodio del suo passato, legato a uno spaventoso caso di suicidio di massa, in cui lei era stata l’unica a sopravvivere.

Sembra che la morte segua Grace come un’ombra, che la perseguiti e non la abbandoni mai, neanche di notte, quando gli incubi la fanno vagare in preda al sonnambulismo. Eppure Richard, curandosi solo del suo amore per Grace, non esita a lasciarla sola con i due ragazzi per passare le vacanze di Natale in uno chalet di montagna, perso nella neve, a chilometri di distanza da qualunque forma di vita. Prigionieri di una tormenta di neve inarrestabile, e da una casa dall’ossatura gelida, i tre si trovano costretti a combattere con il gelo interiore ed esteriore che li divora.

L’orrore di Severin Fiala e Veronika Franz è più vicino all’inquietudine che serpeggia sotto la superficie di una quotidianità ordinaria, che a un evento straordinario, paranormale. Ma non per questo la paura è smorzata, se mai il contrario. Quando l’elemento perturbante arriva inaspettato, l’impatto sullo spettatore è ancora più devastante. Ed è proprio sull’inaspettato che The Lodge punta tutto, dando più spazio ai colpi di scena che alla narrazione effettiva degli eventi, che spesso rimangono offuscati, nascosti da una spessa coltre di neve che ne fa intravedere solo i contorni.

Autore Valeria Brucoli