Ciò che distingue una preghiera da una semplice richiesta è l’atteggiamento di umiltà, chi domanda per ottenere qualcosa riconosce una subalternità rispetto al soggetto dell’invocazione ammette una sottomissione. Chi chiede con una preghiera non pretende una risposta positiva. In qualche caso non si aspetta affatto una risposta. La preghiera necessita quindi di una fiducia, presuppone una fede che dia credibilità all’istanza e assume valore nell’attesa. È nella potenzialità della risposta e dell’esaudimento che si mette alla prova la fede.

Fin dal titolo dunque, questa storia si identifica in un’aspettativa inespressa, in un desiderio latente che attende il suo compimento. Olive e Red condividono il destino forse più abusato tra le storie d’amore di tutti i tempi: quello di due amanti separati, di una continuità interrotta brutalmente e di un dialogo sospeso che tuttavia continua senza che nessuno dei due senta le parole dell’altro. Tuttavia quella raccontata da Kathryn Immonen e graficamente resa da Stuart Immonen non è una storia d’amore, è l’attesa di un compimento che sfugge continuamente.

Una normale scena di quotidianità ci introduce i due protagonisti. Li vediamo immersi in quella serena intimità che,per quanto sappia apparire scontata, non riesce mai a nascondere un sottofondo di ansia e di fragilità. Quando la felicità è a portata di mano, il senso di sfuggevolezza e precarietà si insinua ovunque, questa è forse l’esperienza umana più universalmente conosciuta.

Ogni elemento di Ti prego rispondi risponde a questa logica. Il disegno di Immonen così fluido e al tempo stesso netto, il ritmo della tavola che è sempre regolare e ben scandito nonostante l’incertezza che invece pervade il destino dei due protagonisti. Alla patologica insicurezza di Red fa da contraltare l’incertezza della situazione che investe Olive, donna invece capace di restare lucida e di non arrendersi mai.

Per quanto diversi, questi due personaggi rappresentano coloro le cui vite sono unite da un filo invisibile. La sincronia dei loro gesti e delle loro reazioni alla realtà circostante resta per lo più invisibile alla maggior parte delle persone. Perfino a loro stessi. Eppure c’è e supera la contingenza dello spazio, del tempo e probabilmente della stessa esistenza terrena.

La narrazione del fumetto li vede separati ma procede parallela e ci mostra i due personaggi in modo alternato: da una parte lui, rinchiuso dentro una casa che più che dalle mura appare delimitata dalle sue insicurezze; lei, circondata da uno spazio sconfinato, dispersa in un bosco innevato, totalmente esposta e indifesa di fronte a una delle più rigide e primordiali tra le esperienze umane.

Red, sia metaforicamente che fisicamente immobile nel suo appartamento, costretto a fare i conti con le insicurezze che la solitudine amplifica a dismisura. Olive tenacemente aggrappata ai pochi viveri a disposizione e ancor più tenacemente aggrappata alla letteratura russa che cita continuamente in un rimando costante tra universo letterario interiore e orizzonte esteriore.

Lui perseguitato dalla fredda voce di una segreteria telefonica, quasi una testimonianza estrema di  quello che resta di felice coppia di innamorati, sbeffeggiato da una vita che prosegue fuori dalla sua finestra incurante della sua paralizzante paura. Indifferente agli impegni che lo reclamano, totalmente inerme a ciò che la vita gli chiede di fare. Lei in costante movimento guidata da una bussola interiore che la spinge a rimanere viva e sopratutto lucida. Lui con il volto illuminato dalla luce di un frigo vuoto, comodamente avvolto dal buio della stanza, lei illuminata dal fuoco di bivacco, alla ricerca del salvifico calore offerto da una coperta.

La vera prospettiva di questa sequenza martellante di opposti parallelismi è quella di ogni grande storia: far emergere la profondità dalla superficie delle cose. Non è un caso che si citi il romanzo russo, così abituato a confrontarsi con temi universali e a considerare l’intero spettro delle esperienze umane con l’obiettivo di fissare una definitiva scala delle priorità umane.

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È una graphic novel difficile da questo punto di vista. Difficile per chi cerca una storia, un insieme di fatti, una vicenda che si snoda da un punto A a un punto B. Quasi del tutto assente la classica narrazione composta da una sequenza di episodi sottostanti a logiche spazio-temporali, è l’universo interiore dei due personaggi a dettare il ritmo alla storia. È la tenacia di un’invocazione che dal titolo si riflette pagina dopo pagina fino alla fine e richiede, senza pretendere, partecipazione ed empatia dal lettore.

I coniugi Immonen superano un orizzonte strettamente descrittivo e riescono ad afferrare la natura umana vista nella sua spaventosa immobilità e protesa verso qualcosa che si desidera con tanto ardore da non avere la forza di pronunciarla con esattezza. Perché ciò che si pronuncia è reale e annulla ciò che di potenziale c’è nella preghiera.

Concludono questa “vicenda non vicenda” una serie di pagine in cui frammenti di pensieri della voce narrante si alternano a reali frammenti di vetro, quelli di una serie di immagini fotografiche di vetrine rotte. L’effetto ottenuto è quello di aumentare il senso di precarietà dell’orizzonte narrativo e di imprescindibilità della dimensione intimistica. Gli autori hanno creato una sorta di visualizzazione dell’atteggiamento mentale di Red. Analogamente alle vetrine rotte di un edificio dismesso, lui è interamente succube della vicenda: subisce la situazione, la lontananza della donna amata, l’abbandono, subisce perfino la presenza del cane, gli insulti lavorativi, la vita intera. La sua unica azione è quella che sigilla la chiusura della graphic novel: rompere i vetri, frantumare l’unità e passare sotto la lente della logica ogni frammento di ricordo per cogliere la totale mancanza di ogni connessione logica in quello che capita nell’arco di una vita intera.

Il lettore, insieme a lui, si concentra sull’assenza, sulla mancanza, sul vuoto delimitato da  appuntiti frammenti di vetro, nello stesso modo in cui si lascia trasportare da un insieme di pensieri sparsi e buttati a casaccio invece che procedere nella ricerca di un racconto lineare.

Nell’antico mondo greco, era la tragedia ad assurgere alla funzione catartica di ammonire lo spettatore riguardo alla erronea convinzione di essere in grado di gestire e controllare il suo destino. Il fumetto realizzato da  Kathryn e Stuart Immonen e pubblicato in Italia da Bao Publishing in un modo molto molto simile ricorda al lettore il ruolo beffardo del fato e la sconcertante rapidità con cui sa mischiare le carte in gioco. Senza impartire lezioni, riesce a tramettere perfettamente la trepidazione con la quale ognuno di noi fa i conti sapendo che tutto quello che ha di più caro può andare perduto da un momento all’altro. Ti prego, rispondi è l’appello di chi aspira ad essere felice sapendo bene qual è il prezzo da pagare.

Autore Francesca Torlone