Anton Yelchin

Star Trek Beyond, di Justin Li

“Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi dell’astronave Enterprise. Diretta all’esplorazione di nuovi mondi. Alla ricerca di altre forma di vita e di civiltà. Fino ad arrivare dove nessun uomo è mai giunto prima”.

In Star Trek Beyond la USS Enterprise e il suo intrepido equipaggio composto dal capitano Kirk (Chris Pine), Uhura (Zoe Saldana), l’ingegnere Montgomery Scott (Simon Pegg, nel ruolo anche di co-sceneggiatore), dal dottor Bones (Karl Urban), da Chekov (Anton Yelchin) e dall’immancabile Spock (Zachary Quinto) sta per concludere il più lungo viaggio esplorativo mai compiuto fino a quel momento: cinque anni lontano da casa e dagli affetti più cari rendono anche lo stoico capitano Kirk incerto sul futuro della sua missione. Improvvisamente un imprevisto contatto con una nave sconosciuta e rimasta naufraga nello spazio costringerà l’equipaggio della Enterprise non solo a misurarsi con una minaccia di proporzioni letali, ma, soprattutto, con la solitudine e la divisione. L’equipaggio sarà smembrato e in questa condizione ancora più forte sembra essere l’eco di una riflessione sul significato della propria missione nello spazio, legata strettamente alla ricorrenza del cinquantesimo anniversario della saga che ricorre proprio in questo nostro 2016.

«È il cinquantesimo anniversario – spiega il regista Justin LI – e mi sembrava fosse importante decostruire l’idea stessa di Star Trek, l’idea della Federazione e il motivo per cui è così importante. Affronteremo diversi aspetti».

Star Trek Beyond
Dopo le controversie legate a Into Darkness e al suo trattamento del mitico personaggio di Khan, il franchise fa un passo indietro alla ricerca dello spirito autentico della saga creata da Gene Roddenberry. Star Trek Beyond è forse l’episodio più spettacolare di sempre: grazie ad inseguimenti mozzafiato (e non si può non chiamare in causa la storia di Toretto e Brian O’ Conner che Justin Li ha diretto in quattro capitoli della saga di Fast & Furious) nel bel mezzo di una splendida e futuristica città di vetro, e soprattutto un paio di combattimenti spaziali (tra cui uno sulle note di una musica classica inedita) furiosi e distruttivi come non mai.
Nonostante i personaggi della saga, anzi della saga reboot, siano ormai talmente ben caratterizzati (e questo è ovviamente merito di Roddenberry, ma anche di Abrams) che non rischiano di essere (s)travolti da queste derive più action, il peso che a ognuno di loro viene dato nell’economia della storia è altamente variabile e poco bilanciato, con alcuni personalità più approfondite di altre che non riescono a svilupparsi compiutamente nel corso della narrazione. In particolare la performance di Chris Pine nei panni di James T. Kirk continua ancora a stupire per l’incredibile somiglianza (più spirituale che fisica) con quello indimenticabile di William Shatner, ma anche per la versatilità con cui è in grado di passare dalla figura malinconica e solitaria del Capitano “perso nello spazio” a quello coraggioso e scavezzacollo che non ha paura di affrontare alieni letali e pianeti sconosciuti in sella ad una moto d’epoca. A differenza di quello che si potrebbe immaginare, però, a rubare la scena c’è soprattutto l’inedita coppia Spock/Bones e i loro continui battibecchi causati da una convivenza forzata che divertono e convincono tanto da oscurare, molto spesso, quasi tutti gli altri colleghi: poco lo spazio per Uhura, per Sulu (nonostante il tanto chiacchierato coming out che dura non più di due secondi) e perfino per il Chekov di Anton Yelchin recentemente scomparso. Il villain di turno è il misterioso Krall, interpretato da Idris Elba, reso irriconoscibile da tonnellate di trucco e protesi. Nonostante un ingresso in grande stile, il suo apporto tuttavia alla pellicola diviene subito marginale e risulta uno degli aspetti meno convincenti di Star Trek Beyond.

Star Trek Beyond
Nell’insieme Star Trek Beyond risulta un film in linea con le aspettative dei fan meno accaniti e di coloro i quali non desiderano trascorrere un apio di ore in un’atmosfera da sogno tecnologico e che, una volta tanto, viene avallata da un 3D degno del suo nome e funzionale alla resa globale della storia.

Ethan Hawke: Cymbeline dopo Hamlet 2000

Dopo Hamlet 2000, Ethan Hawke torna a vestire i panni di un personaggio shakespeariano inserito in un contesto metropolitano contemporaneo con Cymbeline, l’ultima opera del regista Michael Almereyda, presentata in anteprima mondiale durante la 71′ edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia.

In questa versione di Cymbeline, una delle opere meno conosciute di Shakespeare e mai adattata per il grande schermo, si consuma l’amore impossibile tra Imogen, la figlia di Cymbeline, il leader di una gang di motociclisti, e lo squattrinato Posthumus, l’uomo che decide di sposare contro la volontà del padre. Costretta a divorziare e con il giovane marito mandato in esilio, Imogen rimane reclusa nelle sue stanze finché non si decide a sposare il partito prescelto del padre, Cloten. La sua ribellione è il vero motore di una storia a tinte cupe, che si dipana tra intrighi e scontri sanguinosi, mostrando il lato ambiguo di ogni personaggio, primi tra tutti Iachimo, interpretato da Ethan Hawke, che mette alla prova l’onestà di Imogen per conto del malfidato Posthumus, e la perfida manipolatrice Queen, la moglie del boss con le fattezze di Milla Jovovich, che cerca di persuadere Cymbeline a combinare le nozze della figlia con il facoltoso Cloten.

Lo sfondo contemporaneo degli scontri sanguinosi tra una gang di motociclisti e la polizia corrotta si pone in netto contrasto con il testo originale shakespeariano, e l’esperimento di Almereyda non può non riportare alla mente Hamlet 2000, messo in scena più dieci anni fa dallo stesso regista con Ethan Hawke nei panni del protagonista, che declamava i versi di Shakespeare in una modernissima New York dominata dalla tecnologia.

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“Una straordinaria avventura shakespeariana e un testo straordinario. Ethan Hawke è stato il primo ad aderire al progetto, elettrizzato e affascinato da questa sfida” – ha dichiarato il regista Michael Almereyda – “‘Cymbeline è selvaggio, un testo pieno di energia ed emozioni – ed è questo che ha motivato sia me che gli attori. Si sente l’eco dei più grandi drammi shakespeariani, e anche se ufficialmente è classificata come una tragedia, contiene sprazzi di commedia.”

 “Il film si concentra sulla storia d’amore” – ha aggiunto Almereyda – “un dramma emotivo in cui l’amore non corrisposto si confonde con il tradimento. Abbiamo fatto del nostro meglio per mantenere intatta l’intimità della storia ma l’abbiamo ambientata in una scena inaspettata, quotidiana e spettacolare allo stesso tempo”.

 

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