Renée Zellweger

Judy, di Rupert Goold

«Someday, I wish upon a star/ Wake up where the clouds are far behind me/ Where trouble melts like lemon drops/ High above the chimney top/ That’s where you’ll find me/ Somewhere over the rainbow/ Bluebirds fly/ And the dreams that you dare to/ Oh why, oh why can’t I?».

Over the Rainbow, scritta da Harold Arlen su un testo di E.Y. Harburg, diventa famosa in tutto il mondo grazie all’interpretazione di Judy Garland ne Il mago di Oz di Victor Fleming. È il 1939 e Judy è agli albori della sua carriera cinematografica, una stella nascente, ma anche una sedicenne desiderosa di vivere i suoi anni, le prime cotte e i primi atti di ribellione. Per il mondo però è Dorothy, non Judy e, per mantenere quella preziosa parte che le ha cambiato la vita, è costretta a seguire un regime strettissimo di regole di comportamento imposte dalla produzione del film. Judy non mangia, non dorme, non vive più se non nei panni di Dorothy. Il suo personaggio le si è cucito addosso, fino a confondersi con la sua identità. Judy vorrebbe strapparselo di dosso e farlo a pezzi ma ogni volta che ci prova si rende conto che non può esistere senza Dorothy, né a sedici anni né trent’anni dopo.

Nell’inverno del 1968 la leggenda Judy Garland, che nel film di Rupert Goold è interpretata da una straordinaria Renée Zellweger, riesce a malapena sbarcare il lunario cantando le canzoni che l’hanno resa famosa. La sua vita privata e la sua psiche sono in frantumi. Si trasferisce a Londra per dare nuova energia alla sua carriera, e all’inizio sembra che la stella di Judy sia tornata a splendere, ma ben presto il suo umore altalenante e la sua dipendenza dall’alcol e dai barbiturici la fanno litigare con i manager, sabotare gli spettacoli e consumano anche la neonata relazione col suo ultimo marito Mickey Deans.

Ed è proprio dal punto più basso, dal dramma e dalla disperazione di una stella che si sta spegnendo lentamente, che Rupert Goold fa scaturire il suo racconto cinematografico, riportandola magicamente sul grande schermo, ma in una versione sconosciuta al grande pubblico. Goold entra di soppiatto nei camerini, in camera da letto e dietro le quinte della vita di Judy Garland, e lo fa mantenendone sempre intatta la dignità, l’energia, e la forza che le permette di rialzarsi sempre dopo ogni caduta.

Everybody wants some di Richard Linklater: Poster e Trailer

Strana operazione quella di Richard Linklater, dove “strana” stavolta non è traducibile con il classico “weird”, uno dei suoi marchi di fabbrica. Stavolta è più qualcosa di indecifrabile. Anche per le poche informazioni che sono trapelate. Everybody wants some, in uscita ad aprile, è presentato come il sequel ideale del suo Dazed and confused (1993), in Italia passato con il titolo un po’ fuorviante La vita è un sogno. Non sarà attualizzato, come ci ha abituato la moda cinematografica degli ultimi anni, ma ambientato nel 1980. A rimarcare la vicina parentela con il film, il titolo provvisorio era That’s what I’m talking about, una linea di dialogo estratta proprio da una scena di Dazed and confused. Secondo il regista, Everybody wants some rappresenta, anche, il seguito di Boyhood (2014) perché quest’ultimo finiva proprio dove il nuovo lavoro di Linklater comincia: un ragazzo inizia la sua nuova esperienza al college ed incontra quelli che saranno i suoi compagni di stanza e una ragazza.

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Anche se i fan speravano in un ritorno di Matthew McConaughey come David “alright, alright, alright” Wooderson, il suo primo ruolo di un certo spessore, in pratica il debutto dopo la comparsata in Fantasma per amore. E invece Linklater ha preferito dei relativi sconosciuti come Zoey Dutch, Tyler Hoechlin, e Ryan Guzman che gli permettono di rivisitare l’atmosfera giovanile originale che ha portato tanta fortuna a star allora alle prime armi: oltre al già citato Matthew McConaughey, facevano parte del cast di Dazed and confused Jason London, Ben Affleck, Milla Jovovich, Cole Hauser, Renée Zellweger, Parker Posey, Adam Goldberg, Joey Lauren, Adams, Nicky Katt, e Rory Cochrane. Solo Glen Powell è stato già diretto da Linklater in Fast Food Nation (2006).

Nei primi anni ’90 Dazed and confused, insieme con il precedente Slacker, fu considerato un manifesto della Generazione X, perché i personaggi, quasi tutti ventenni, sono molto interessati a riflessioni e considerazioni intellettuali o pseudo-intellettuali piuttosto che a costruirsi una vita, una carriera e una famiglia.

Mentre Dazed and confused racconta di alcuni ragazzi che progettano la loro estate dopo l’ultimo giorno di scuola, i protagonisti di Everybody wants some sono una marmaglia malassortita di studenti inseriti anche nella squadra di baseball del loro college. Insieme sperimenteranno i loro primi travolgenti assaggi di maturità in assenza della supervisione degli adulti. Non possiamo sapere se ci saranno i classici sesso e droga ma… la musica che ha fatto la storia degli anni ’80 ci sarà, non può essere altrimenti dato il titolo che fa risuonare in testa il famosissimo brano di Van Halen!

Girato alla Texas State University di San Marcos, il film di Linklater si preannuncia permeato di una coinvolgente filosofia alla “It’s all right… take it easy!“, quello che ci vuole per i primi assaggi di estate!

In Italia esce il 16 giugno. Non perdetelo!