Natura Onirica. La memoria degli oggetti. Intervista a Pablo Mesa Capella

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La Galleria Emmeotto di Roma ospita la mostra Natura Onirica. La memoria degli oggetti. di Pablo Mesa Capella, giovane artista spagnolo, che dopo un’accurata e preziosa ricerca durata più di un anno presenta nelle sale espositive di Palazzo Taverna la completa realizzazione del suo progetto legato alla creazione di microcosmi immaginari e immaginati all’interno di campane di vetro.

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Microcosmi immaginari, immobili e vivi, popolati da figure accuratamente ritagliate da fotografie in bianco e nero che appartengono a epoche diverse e che si muovono in uno scheletro di stella marina o intorno a un teschio di cinghiale. Ognuna di queste storie chiuse in una campana di vetro è un viaggio in un tempo perduto, che attraverso la percezione soggettiva delle immagini genera ogni volta un racconto diverso, in base all’esperienza e alla fantasia di chi le guarda. L’occhio dello spettatore, che gira attorno alle campane, crea la propria narrazione soffermandosi su un personaggio piuttosto che su un altro e collegandoli tra loro. Le fotografie sono i tasselli di questo viaggio nel tempo, e ciascuna è una narrazione a sé stante in una narrazione più grande, che comprende oggetti del passato, cimeli o scheletri di animali. La protezione della campana di vetro protegge questo microcosmo dall’esterno e ferma il tempo che scorre al suo interno, rendendo immortale ognuno dei protagonisti involontari di queste straordinarie narrazioni.

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Natura Onirica è un progetto che ha origini lontane nel tempo della creazione e della storia. Da quanto tempo ti dedichi alla ricerca dei materiali e come li hai raccolti e conservati?

Natura Onirica. La memoria degli oggetti è un lavoro che si svolge da un anno e mezzo. Un progetto che è cresciuto mano a mano che presentavo le opere nei diversi luoghi espositivi (Wunderkammern –Accademia del Belgio, Bruxelles- galleria Antonio Nardone, Flora Cult – Casale del Pino, II Biennale di Viterbo), alla fine con questa mostra personale nella galleria Emmeotto di Roma volevo chiudere e riassumere un ciclo di lavoro e ricerca.
Il fascino che hanno gli oggetti per me viene da lontano. C’è sempre stata qualcosa che mi ha attratto in loro, e in realtà non ho mai smesso di fare ricerca, ma con questo progetto ho dato un significato a tutto questo lavoro.
Il metodo di lavoro è semplice e complesso alla stesso tempo. Raccolgo tutti questi oggetti in maniera impulsiva, senza avere ancora niente in mente, nello studio trovo piano a piano il collegamento fra di loro; rifletto, immagino, associo, sposto, cerco, e così via, fino a che non trovo la composizione più giusta o più armoniosa per i miei sensi. Tutti gli oggetti, per semplici o complessi che siano, trovano il loro destino finale nella composizione.

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Come è nata l’idea per Natura Onirica? Ci sono dei richiami alla tua infanzia e al tuo passato?

L’idea è nata come dicevo dalla passione per la raccolta di oggetti e fotografie in giro per il mondo. L’idea compositiva si è sviluppata partendo della tradizione pittorica delle nature morte o del chiamato “bodegón”, come diciamo in Spagna. Ovviamente c’è un richiamo inconscio al mio passato, in particolare alla mia infanzia. Lo stile delle opere è onirico e surreale.Cercando a fondo tra i miei ricordi potrei trovare facilmente alcune associazioni dirette a esperienze vissute anni fa. C’è il mare, la campagna, boschi, il cielo; elementi sempre presenti nel mio immaginario, e credo anche in quello di tutti.

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La natura morta crea mondi immaginari, fatti di scheletri di esseri viventi, foto di persone scomparse e oggetti del passato. Come può nascere la vita dell’immaginazione dall’immobilità della morte?

La vita c’è sempre, anche quando si fa presente la Morte. Tutto è cambiamento, trasformazione e ed per questo che la vita continua. Tutti gli elementi utilizzati – fotografie e oggetti – vengono innanzitutto decontestualizzati, abbandonano il suo significato, il loro legame con la realtà per diventare un’altra cosa. Tutto il materiale utilizzato, di per sé non ha un valore ma è proprio nel momento in cui viene associato ad altri materiali che acquista un nuovo ed interessante valore. L’immaginazione mi permette di creare, e creando provo a vincere momentaneamente la Morte nello spazio immobile e protetto di queste in campane di vetro.

 

Per maggiori informazioni sulla mostra consultare il sito della Galleria Emmeotto: www.emmeotto.net

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