Teatro dell’Orologio - Page 2

Giulietta Delli Fiori, di Maria Luisa Usai

La compagnia DoveComeQuando presenta la V edizione del festival teatrale Inventaria, ospitato dal Teatro dell’Orologio fino al 24 maggio. Tre sezioni di concorso: spettacoli, monologhi/performance, corti teatrali. Inventaria si rivolge agli artisti emergenti, nell’ottica di un’arte sostenibile e più vicina ai giovani. La terza serata del festival ha visto come protagonista Maria Luisa Usai, autrice e interprete de “Giulietta Delli Fiori”.

Recensione di Manuel Porretta

Giulia Fiori non esiste più. Giulietta Delli Fiori sì. La sua vita, come i suoi monologhi, è scandita dal fischio dei treni, dallo sferragliare dei vagoni sulle rotaie mentre trascinano via vite e sguardi. Giulietta è una clochard che vive entro i limiti di un’aiuola qualsiasi fuori da una stazione qualsiasi, tra sguardi distratti di passeggeri qualsiasi. I confini colorati e fragili del suo universo la proteggono ma la isolano, e lei inizia a sentirsi sola nella notte buia, sola come un papavero in un vaso cinese in un salotto color panna. E Giulietta non vuol diventare quel fiore triste e puzzolente. Il rimedio è gettarsi da una cavalcavia per dimenticare l’amore, per cancellare le brutture della vita, per raggiungere il paradiso che le spetta. Quando Giulietta guarda nel baratro non ha paura dell’incontro violento con la terra, ma del vuoto, che è un altro abbraccio della solitudine. E mentre si arrampica e guarda di sotto, la sua vita procede all’indietro, sulle tracce di amori infranti. È una donna, è una ragazza, è una bimba spezzata che si ricompone dei frammenti di una esistenza passata, di illusioni fanciullesche, di domande tramutate in speranze. 2giuliettadellifiori-2Giulietta Delli Fiori parla come le scritte sui cavalcavia, sui muri di una periferia distante, usa una grammatica personale che condivide con un mondo al margine, compone storie che sono schegge reali e taglienti, a cui nessuno dei viaggiatori distratti che le passa accanto ha voglia di dare un’occhiata, se non fugace e in tralice. Giulietta si nutre degli scarti altrui e dei fiori per non rubare, per non sottrarre nemmeno un secondo alle vite frettolose che le scorrono accanto senza notarla. E proprio i fiori, effimeri e policromi come la sua anima, sono i mattoni che compongono il suo mondo, le metafore attraverso cui imbriglia la realtà e comprende le cose. L’amore adolescenziale è un fiore di plastica, imperituro ma finto, l’aitante cugino un ulivo forte e fragile, il padre una quercia dal cuore di corteccia. Giulietta si fustiga con un fiore rosso, lancia piante di campo, le spezza, le accarezza, le condivide con il pubblico. Sono parti del suo animo e attraverso di esse vive. Quando termina il suo viaggio a ritroso, Giulietta si ritrova in una nuova condizione di solitudine, ma con essa riscopre le tracce dell’attesa, della speranza che qualcuno venga a prenderla, a reciderla dalla sua piccola aiuola e a portarla via, lontano dal buio. E allora il passo nel vuoto vacilla e indietreggia, si appoggia su altri sogni e altre speranze. Maria Luisa Usai è autrice e attrice del testo, e scivola con bravura dalla tragedia alla commedia, mentre il suo corpo parla del dramma e ammicca al ridicolo. Riesce a rendere unitaria e completa la figura di Giulietta, così tridimensionale che al termine dello spettacolo, una volta uscito dal teatro, lo spettatore si osserva intorno in cerca della clochard amante dei fiori che non ha mai degnato di uno sguardo.

After the end, di Dennis Kelly – regia di Luca Ligato

Nell’ambito della rassegna dedicata al teatro britannico, Let’s go British, il Teatro dell’Orologio di Roma presenta la black comedy del drammaturgo inglese Dennis Kelly, messa in scena da Luca Ligato e interpretata da Alessandro Lussiana e Valeria Perdonò.

Recensione di Manuel Porretta

Due persone, un bunker, una guerra atomica. Sembrerebbero questi gli elementi alla base della black comedy “After the end”, in scena al Teatro dell’Orologio, ma il buio del palco, le vibrazioni dei suoni bassi, il ritmo serrato frantumano le certezze dello spettatore.
Mark e Louise sono sopravvissuti. La città in cui abitavano è un dedalo di rovine e polvere, corpi carbonizzati e disperazione. Parenti e amici sono ricordi a cui si aggrappano per non precipitare nel baratro. Ad accoglierli solo il ventre freddo del bunker antiatomico, ordinato, pulito, intonso come appare il suo proprietario, Mark. Il ragazzo porta in salvo Louise, la collega di cui è innamorato, prima che le ceneri radioattive precipitino al suolo e attende con lei che passino due settimane, quattordici lunghi giorni, per poter aprire di nuovo la botola. Le razioni sono contate, l’acqua limitata, l’elettricità razionata. Solo le ossessioni, le incomprensioni, le bugie non lo sono. Ed è proprio di questo che sono rivestite le pareti del bunker, animo umano tetro e claustrofobico, che rivendica in ogni momento la sua parte sulla scena. In questo ambiente limitato e di convivenza forzata non c’è posto per falsi riflessi, per ipocrisie, per simulazioni. Il buio, il silenzio, la fame e l’angoscia grattano la superficie protettiva della pelle e mettono a nudo scheletri e pulsioni. Mark, vibrante di insicurezza, lascia che il suo sentimento per Louise marcisca di violenza e sopraffazione, relegando la tenerezza ad un mondo che non esiste più e di cui, probabilmente, non ha mai fatto parte. Louise cede al racconto di Mark, cede alle privazioni, cede alla violenza, ma non si sottomette al ruolo di vittima e rivela un crocicchio di nervi che pulsano rabbia e la conducono alla sconvolgente verità finale.

After the end - ph Mauro Pomati (4)

After the end è un dramma psicologico scritto dal drammaturgo inglese Dannis Kelly nel 2005, subito dopo gli attacchi terroristici di Londra. È una black comedy avvincente e dal ritmo serrato, duro e spiazzante, che mantiene viva la sua attualità perché la vera scena in cui si muovono gli attori è quella dell’animo umano. Le fragilità e le debolezze si nutrono della quotidiana ipocrisia, ma quando la quotidianità viene spazzata via, accantonata in un angolo remoto, gli aspetti più reconditi della psiche avanzano uscendo dalle ombre e riguadagnano la luce.
Valeria Perdonò e Alessandro Lussiana, per la regia di Luca Ligato, non si risparmiano e non risparmiano nulla al pubblico. Ridono, si rincorrono, si graffiano e si mentono in una scena austera e claustrofobica, e permettono allo spettatore, con una naturalezza sconcertante, di trasformarsi in vittima e carnefice, consegnandogli le chiavi per aprire la botola e calarsi nel buio dell’animo umano.

Operamolla in scena al Teatro dell’Orologio

Con Operamolla ritorna al Teatro dell’Orologio il duo DoppioSenso Unico, compagnia tra le più apprezzate e sorprendenti del panorama teatrale romano. Lo spettacolo, scritto e interpretato da Luca Ruocco e Ivan Talarico, andrà in scena dal 3 febbraioal 1 marzo 2015

Il loro modo sempre inedito di affrontare gli argomenti li porta a chiudere una ideale trilogia, iniziata con il suicidio de “La variante E.K.” e passata per l’alienazione in “gU.F.O.”, con il tema della malattia.
Non si capisce come le sagome strampalate di Luca Ruocco e Ivan Talarico riescano a far ridere così tanto partendo da argomenti così cupi e manipolando con disinvoltura inaffrontabili tabù. Eppure ci riescono e questo è uno dei loro punti di forza: trattare con leggerezza il pesante. Il pensante.
Ridere, ma non deridere, proprio perché tutti – loro per primi – profondamente coinvolti nelle situazioni proposte.
Operamolla è lo spettacolo della malattia e della guarigione, della speranza nella resurrezione e dell’inevitabile fine, che può esser felice.

TRAMA

Tre fratelli chiusi in casa. Due vivi, uno vegeto. Il divertimento non è molto, l’unico svago sono le malattie. La speranza è quella di morire, perché la certezza è che la carne risorgerà subito.
Ma il fratello che vegeta, sarà morto? Sarà risorto senza dir niente agli altri due?
Il Guaritore, mistico figuro che manda all’aria ogni malanno, ha le risposte.
Ma dimentica le domande.

TRAILER 1

TRAILER 2